Ha senso rinunciare al jack da 3.5mm? [Editoriale]

11 marzo 201833 commenti

Un vecchio detto dice che il valore di una cosa si comprenda realmente solo quando la si perde. Perchè non applicarlo al famoso jack da 3.5mm?

In particolare ci chiediamo se sia davvero arrivato il momento di dirgli addio e perchè diverse aziende lo hanno già fatto.

Il jack per le cuffie è stato introdotto più di 100 anni fa nei centralini telefonici, poi è divenuto lo standard comune utilizzato su praticamente ogni dispositivo capace di riprodurre audio: Walkman, lettori CD, iPod e, naturalmente, smartphone.

Al momento dell’acquisto di un nuovo device si dava per scontata la sua presenza, fino alla fine del 2016. Il 7 settembre viene infatti presentato iPhone 7, il primo smartphone privo di jack da 3.5mm. Questa scelta, così come la successiva introduzione del notch, ha fatto storcere il naso a parecchi, ma nonostante questo sempre più produttori di smartphone Android hanno seguito le orme dell’azienda di Cupertino.

Ma perchè?

Nel rispondere possiamo partire da un interessante articolo pubblicato da gadgethacks, contenente le “giustificazioni” dei produttori che hanno deciso di fare questo passo.

Apple (così come i produttori che la hanno emulata) ha sostenuto che sbarazzarsi del jack è stato necessario per produrre smartphone più sottili, per poter inserire una batteria più grande, migliorare la fotocamera, rendere lo smartphone impermeabile e offrire una miglior qualità audio. Andiamo ad esaminarle tutte con ordine.

Innanzitutto va notato che iPhone 6S e 7 hanno identiche dimensioni e il secondo pesa appena 5 grammi in meno del primo, cioè poco meno di una moneta da 20 centesimi.

Bisogna poi dire che la batteria di iPhone 7 e 7 Plus è più grande di quella dei loro diretti predecessori (sulla cui difficoltà ad ottenere una buona autonomia si è detto molto), ma in particolare sul 7 Plus è più piccola di 15 mAh rispetto a quella del 6 Plus.

Debole anche l’argomentazione relativa alla fotocamera: rimuovere il jack non è l’unica soluzione per ottenere una migliore qualità dei nostri scatti: iPhone X ha, ad esempio, un sensore eccellente, ma secondo dxomark proprio quella di S9, con ingresso da 3.5mm, sarebbe la migliore mai realizzata.

Inoltre la rimozione del jack non è essenziale per garantire l’impermeabilità dello smartphone: per citarne uno a caso, il Galaxy S7 di Samsung è IP68 e mantiene il jack, idem per S8 e S9.

Veniamo ora alla questione audio. Al jack tradizionale si rimprovera il fatto che il suono perda in qualità a seguito delle varie conversioni effettuate.

Questo è tecnicamente vero, ma come riportato da gsmarena, la differenza non è percepibile dall’orecchio umano:

As I mentioned before, your ears are not compatible with digital audio. Whether it’s 16-bit or 32-bit, MP3 or FLAC, your ears just don’t give a damn. We can only listen to the analog audio after it has been properly amplified. And whether the processing is done on the phone or within your headphones is moot.

You could have high quality 24-bit track on your phone. It could get processed first within the phone and then sent over an analog connector to your headphones. Or it could get sent directly as a digital signal to your headphones and then converted to analog and to your ears.

Infine, nel momento in  cui si decide di fare un passo in avanti, la nuova scelta dovrebbe essere indiscutibilmente migliore della precedente. L’analogia con il passaggio dai floppy ai CD, ad esempio, non vale. Il CD, al momento della dismissione dei floppy, era già ampiamente usato, garantiva velocità di lettura e scrittura estremamente maggiori, aveva una capienza molto maggiore, era disponibile in un unico formato ed era molto meno fragile.

Le alternative al jack, invece, lasciano ancora diverse perplessità, soprattutto in termini di praticità.

Le cuffie con ingresso Type-C o Lightning sono ancora piuttosto difficili da reperire e non particolarmente economiche. In caso di emergenza non è sempre possibile infilarsi anche in un negozio di casalinghi e prenderne un paio da 2/3/4/5€ per farci compagnia durante la giornata se le nostre dovessero averci improvvisamente abbandonato. È vero, si può sempre acquistare un adattatore. Tuttavia questo dovrebbe comprendere anche l’ingresso per la ricarica dello smartphone e diventerebbe particolarmente scomodo e antiestetico a vedersi. Inoltre, una volta collegato, starà ad esso processare il suono, dunque se non fosse di qualità rovinerebbe l’esperienza di ascolto anche collegandovi delle ottime cuffie.

jack 3.5mm adattatore

Capitolo Bluetooth: potrebbe essere una alternativa valida, ma ancora non ci siamo. La tecnologia in questione deve ancora fare i conti con problemi di disconnessione improvvisa e non mancano casi di massicci battery drain durante il suo utilizzo. Le cuffie bluetooth sono poi più costose delle tradizionali e necessitano di essere periodicamente ricaricate.

Siamo già vincolati a diversi guinzagli tecnologicidobbiamo caricare praticamente ogni giorno smartphone, portatili, tablet, power bank, in alcuni casi persino la sigaretta. È proprio necessaria questa ulteriore aggiunta? Infine pensiamo un attimo alle nostre automobili. È più probabile che la maggior parte di noi possieda una macchina con ingresso AUX piuttosto che un impianto bluetooth.

In conclusione, dunque, il jack da 3.5mm è universale, pratico e privo di vincoli, plug and play insomma, e non sembrano esserci solide motivazioni alla base della sua eliminazione. O meglio, una ci sarebbefavorevole però alle sole tasche dei produttori che scelgono di farne a meno: ognuno di loro ha infatti un proprio modello di auricolari wireless o Type-C/Lightning, venduti non esattamente a prezzo di saldo.

Parlando quindi da utente finale, il mio augurio è che questa tecnologia non venga totalmente abbandonata, almeno finchè non potrà essere degnamente rimpiazzata. E questo potrebbe anche convenire alle varie aziende produttrici: come abbiamo scritto la settimana scorsa, nel mercato degli smartphone attuale le innovazioni latitano e forse andare controcorrente, mantenendo qualche elemento “obsoleto” ma ancora ritenuto utile da una gran mole di persone, potrebbe essere una strada percorribile per rosicchiare quote di mercato ai concorrenti.

 

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