Un top di gamma vale ancora la spesa? [Editoriale]

3 giugno 201844 commenti

Giunti a questo punto dell’anno, i principali produttori di smartphone hanno presentato i loro top di gamma. Come di consueto ognuno di loro presenta specifiche monstre e un prezzo molto sostanzioso che, in qualche caso, sfiora il migliaio di euro.

Da amante della tecnologia ho seguito con piacere le presentazioni e alcuni modelli mi sono piaciuti. Tuttavia nessuno di questi smartphone ha scatenato in me l’irrefrenabile desiderio di entrarne in possesso.

Uno dei motivi poggia probabilmente sul loro prezzo. È infatti innegabile che nell’ultimo periodo gli smartphone si siano apprezzati sempre di più: nel terzo trimestre del 2017 gli smartphone con un prezzo superiore ai 900$ sono raddoppiati rispetto allo stesso periodo del 2016. Il prezzo medio dei top di gamma è inoltre aumentato a 750$ contro i 600$ del 2012. Si tratta di un esborso non indifferente e il pagamento a rate per molti non rappresenta la soluzione migliore, a causa di un ammontare non sempre contenutissimo e, ancora di più, per via loro numero.

Prezzo top di gamma

Grafico di Androidauthority.com

Mi sono quindi chiesto: vale ancora la pena lanciarsi all’acquisto di un top di gamma? Ci sono elementi particolari che giustifichino la spesa necessaria per accaparrarselo?

(Piccola premessa: Quello che segue è il mio punto di vista. Non ci sono risposte giuste o sbagliate in termini assoluti: ognuno è libero di spendere i propri soldi come preferisce ed è normale che persone diverse chiedano cose diverse al loro prossimo smartphone).

(Seconda premessa: Già che ci sono colgo l’occasione per ringraziare il mio collega Fabio Terreri, che mi ha dato l’idea per questo articolo)

La risposta alcuni anni fa sarebbe stata scontata. Nei primi anni 2010 abbiamo infatti assistito di anno in anno ad una crescita esponenziale delle specifiche tecniche (medie e massime) degli smartphone. Per riprendere un esempio già proposto da me in un altro articolo, tra un Galaxy S ed un galaxy S3 c’era un abisso. Ironicamente possiamo dire che la differenza tra i due nella velocità di apertura di alcune app era misurabile in giorni. Oggi invece le prestazioni medie sono sensibilmente aumentate: pressoché ogni medio gamma può far funzionare le app e i giochi più comuni offrendo un’esperienza utente soddisfacente. Mettendo a confronto un top di gamma di un paio di anni fa o un medio gamma attuale con uno dei più recenti flagship, noteremo sicuramente delle differenze a vantaggio del secondo in termini di rapidità di apertura, ma non si tratta di differenze che vanno ad inficiare l’utilizzo quotidiano.

Con il passare del tempo, inoltre, si sono susseguite innovazioni di cui oggi difficilmente potremmo fare a meno: supporto alle reti 4G, lettori di impronte digitali o certificazioni IP.

Attualmente, però, praticamente tutti gli smartphone in commercio possiedono queste caratteristiche, dal top di gamma fino al device più modesto.

Inoltre è inutile nascondere che ultimamente le innovazioni stiano latitando. Dal punto di vista hardware abbiamo visto le doppie fotocamere, fino ad arrivare anche alla terza montata su Huawei P20 Pro (trend che anche Samsung potrebbe seguire su S10) Tanto di cappello all’azienda cinese per la qualità del sensore e dei meriti vanno riconosciuti anche a Samsung per il lavoro fatto con la fotocamera di S9. Tuttavia, almeno personalmente, non ritengo la fotocamera una killer feature, usandola la maggior parte delle volte solo per qualche selfie, per immortalare una scena o un paesaggio che colpiscono la mia attenzione o le slide di qualche corso universitario.

Se dovessi scegliere il mio prossimo smartphone, ceteris paribus, preferirei ovviamente quello con la fotocamera migliore. Tuttavia, possedendone già uno le cui performance mi soddisfano, (oppure se ne avessi da poco comprato uno nuovo) non sarei disposto a mettere nuovamente mano al portafoglio per, ad esempio, un P20 pro solo per la fotocamera. Al più, se fossi un appassionato di fotografia, userei quei soldi per una macchina fotografica professionale di ottima qualità.

Le novità più significative sono nelle scelte di design adottate dai produttori, che mai come ora dividono gli utenti e fanno fatica a conquistarne il cuore (notch su tutti, ma neanche la rimozione dell’ingresso per il jack da 3.5mm è stata accolta con grande entusiasmo) e che in alcuni casi possono anche scoraggiare un utente dall’acquisto di un nuovo flagship.

A livello software pure si è visto poco: Grandi passi in avanti per Assistant, che però può essere utilizzato anche su telefoni meno recenti e intelligenza artificiale ancora troppo acerba per convincere, da sola, un utente a cambiare smartphone.

In conclusione mi sento di dire che, almeno per ora, non sia più necessaria la “corsa agli armamenti” che fino a qualche anno fa era più che giustificata e che mi ha spinto più e più volte a cambiare smartphone in cerca di quella funzione di cui proprio non potevo fare a meno. Questa inversione di tendenza, del resto, è confermata anche dall’aumento del tempo medio per il quale gli utenti sono soliti tenere un telefono, che secondo alcune fonti ha toccato quota 2 anni, mentre secondo altre è prossimo ai 33 mesi nonché dall’espansione del mercato degli smartphone usati, che nel 2017 ha rappresentato circa il 10% del mercato complessivo, con una crescita rispetto all’anno precedente pari al 13%.

Per questo motivo, se qualcuno con un budget limitato mi chiedesse un consiglio per gli acquisti, anziché indirizzarlo verso un top di gamma di quest’anno, anche a costo di aspettare qualche mese per mettere da parte i soldi necessari, come avrei fatto qualche tempo fa, mi sentirei di proporgli un medio gamma del 2018, probabilmente Xiaomi, oppure un top di gamma dello scorso anno (o, perché no, anche di un paio di anni fa).

 

 

 

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