Lockscreen security, quali metodi utilizzate? – JSQ III

24 Maggio 201551 commenti

Password, PIN, pattern e riconoscimento biometrico, sono tutte tecnologie ideate (o portate) per aumentare la sicurezza del proprio smartphone e proteggere i propri dati da occhi indiscreti. In questa discussione settimanale, andremo infatti proprio a parlare di quali metodi utilizzate per proteggere il vostro smartphone.

La naturale evoluzione dei cellulari ha fatto sì che questi assomigliassero sempre più a un normale computer. Ecco quindi che se negli anni ’90 il massimo da dover proteggere poteva essere un semplice SMS, ora la situazione è drasticamente cambiata.
Certo, si fa ancora riferimento a SMS o analoghi più moderni (instant messaging), ma ora gli smartphone hanno la capacità di salvare non solo una manciata di messaggi singoli, ma intere conversazioni contenti anche miliardi e miliardi di caratteri, ed è evidente che consentire involontariamente a terzi l’accesso a questi file si traduce in un’enorme invasione della propria privacy.
Come se ciò non fosse sufficiente, ora non esistono solo i vari text message a poter potenzialmente violare la nostra intimità, ma grazie alla multimedialità degli smartphone bisogna ora prendersi cura anche di nascondere quella foto che hai scattato l’altra sera alla tua amante, quel video in cui fai l’elicottero completamente nudo appena uscito dalla doccia, la cronologia di navigazione con tutti quei siti che tanto ti piacciono, le ricerche effettuate sull’app di Facebook con quella ragazza che continui inutilmente a stalkerare ormai da mesi e tutte quelle belle cose che non vorremmo far sapere nemmeno ai nostri amici più fidati.

Risulta quindi un’ovvietà dire che il completo accesso allo smartphone deve essere regolamentato. Inizialmente, quando gli smartphone erano ancora un’utopia, per fare ciò si utilizzava un semplice codice PIN da inserire all’accensione del terminale così da autorizzare l’accesso alla SIM e il suo utilizzo.

Al giorno d’oggi questo tipo di protezione è sempre meno utilizzato, principalmente perché sulla scheda SIM non sono più presenti particolari dati sensibili, che ora sono invece memorizzati sullo smartphone. Proprio per questo motivo, una delle idee principali di Android sul fronte della sicurezza è stata quindi quella di adoperare ancora una volta il PIN, ma stavolta associandolo alla lockscreen del device, così da bloccare accessi indesiderati.
Purtroppo però, un codice PIN di poche cifre non è definibile come sicuro, e perciò a questo è stata affiancata la possibilità di utilizzare una password personalizzata da inserire al posto del PIN. È dunque evidente che per uno smartphone questa opzione non è pratica come può esserlo su un computer, sia per la differenza in velocità di input che, soprattutto, per il differente utilizzo dei due dispositivi: il cellulare viene acceso e spento ripetutamente e sfruttato brevemente, mentre il PC, una volta acceso, viene solitamente usato per un periodo di tempo prolungato.

Passando quindi a opzioni ad-hoc per smartphone, è stata ideato lo sblocco mediante un pattern. Questo consiste nel definire con un dito una particolare direzione sullo schermo e bloccare l’accesso in caso questa non coincida con quella precedentemente salvata. Attualmente questa è ancora una delle protezioni adottate più di frequente, poiché nonostante non sia particolarmente sicura, è senza dubbio molto pratica e veloce.

Per rendere l’accesso sempre più sicuro, rapido e mobile-friendly possibile, le case si stanno muovendo sempre più verso l’impiego di tecnologie di identificazione che utilizzano la biometria. Al momento, l’attenzione è focalizzata sulla lettura e il riconoscimento delle impronte digitali.
L’accesso mediante questa tecnica è molto pratico, in quanto basta semplicemente appoggiare il dito sul sensore e, se l’impronta viene autorizzata, sarà assicurato l’accesso allo smartphone.

Come di consueto, dopo la breve introduzione e ora di passare alla discussione in sé. Ecco quindi la mia risposta alla domanda di oggi, che potete trovare in fondo all’articolo:
Contraddicendo me stesso visto quanto appena detto, personalmente non utilizzo alcun metodo di sicurezza per discriminare gli accessi sul mio smartphone.
Infatti, non utilizzo nemmeno la lockscreen, in quanto una volta acceso lo schermo voglio trovarmi direttamente nella homescreen e fare quel che devo, ma ad essere onesto non è un comportamento che mi sento di consigliare.
Ora tocca a voi…

Quale sistema di sicurezza utilizzate per impedire accessi indesiderati sul vostro smartphone?

 

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