IoT: La nostra vita in pubblico? [EDITORIALE]

19 giugno 201531 commenti

Con i graduali progressi che avvengono quotidianamente in ambito tecnologico, la vita del cittadino medio, sta cambiando ad una velocità che non ci saremmo mai potuti immaginare. La crescita esponenziale nello sviluppo della tecnologia ha reso le nostre vite SMART in ogni aspetto. Ciò che solitamente vedevamo nei film più spettacolari del cinema americano, sta pian piano raggiungendo le nostre abitazioni. La "Smart Life" o meglio "Internet Life", sta portando e ha portato cambiamenti massivi nella nostra esistenza. Internet, inutile negarlo, ha introdotto un nuovo standard di vita al quale le persone si stanno adattando giorno dopo giorno.

La settimana scorsa vi ho riportato il pensiero di Steve Wozniak riguardo all’Internet of Things, ed alla sua fase bolla. Se ben ricordate dissi che, almeno per il momento, avrei tralasciato le implicazioni etiche. Ebbene è giunto il momento di tirarle fuori e discuterne assieme faccia faccia come una vera community. Ma partiamo per gradi:

quella cosa misteriosa chiamata “iot”
internet of things

L’ Internet of Things, altro non è che una connessione su larga scala fra milioni di dispositivi che possono comunicare fra di loro e carpire dalla rete informazioni utili. E’ un semplice concetto, che vede gli oggetti della nostra vita quotidiana, connessi fra loro tramite Internet.

L’ambito non è ristretto ai soli PC, ma sia applica a tutto ciò che può avere un vantaggio nell’avere a disposizione una connettività così grande. Pensate ad oggetti quali, lampadine, frigo, televisori… Potrete comunicare con ogni oggetto, sia che siate nella vostra abitazioni, o che agiate da remoto. Pensate ad un ponte in grado di comunicare quando la sua struttura incomincia a sentire il peso degli anni, o ad una macchina in grado di determinare la posizione di ogni veicolo in circolazione e prevedere le zone di traffico intenso o incidenti. Qualsiasi cosa sarà controllata da remoto tramite il potere “dell’Internet of Things”.

quel che dovete sapere riguardo all’iot

L’ IoT non è a prova di hacking. L’internet dei dispositivi non è affatto sicuro. Sicuramente sarà un problema se qualche malintenzionato riuscisse ad accedere alla vostra rete di dispositivi e “giocare” con le vostre cose. Pensate, ad esempio se riuscisse a controllare la temperatura di casa vostra e settasse i valori a suo piacimento, o se fosse in grado di controllare la vostra auto e dirottarla. Ciò che ora sembra possibile solamente in un film di fantascienza potrebbe, presto o tardi, diventare realtà. Gli “Orwelliani” tentano di forzare la mano proprio su questo aspetto: Si, dovete essere spaventati, una volta abbracciato l’IoT la vostra vita verrà monitorata ed ogni attività sarà registrata.

babele

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I dispositivi che sfruttano la connettività dovrebbero adottare standard open. Sono circa 25-30 anni che parliamo di questi standards, ma a che punto siamo giunti? Nonostante io sia un grande fan dell’open source e degli open standards, se volessi osservare il campo da un punto di vista oggettivo, dovrei constatare il fatto che ci sono due o tre aziende che trascinano il mercato (Google, Apple, IBM, Intel…) e una mandria di consumatori che sono costretti a scegliere uno schieramento e sviluppare per un Big o per l’altro. Siamo, purtroppo, di fronte ad una Babele di linguaggi digitali, che ci costringono dentro saldi confini.

infine, i più disfattisti fanno notare che, visto che i veri soldi non derivano dai dispositivi in sé, ma dai big data, se i produttori dessero ai consumatori la possibilità di “scegliere”, non potrebbero controllare i loro comportamenti e, di conseguenza, ottenere dei profitti.

i pro

automotive

Dopo questa montagna di pessimismo è necessario elencare anche quelli che sono i pro di questa tipologia di dispositivi. Iniziamo dalle attività “d’ufficio”. Prendete, ad esempio CISCO, la quale controlla più di 300 palazzi sparsi per il mondo, da sole quattro location, comprese la gestione dell’elettricità, dell’ambiente e della sicurezza. L’azienda progetta di arrivare a definire un sistema talmente efficiente da riconoscere l’ingresso in azienda di un dirigente e fare in modo che le luci del suo ufficio si accendano automaticamente e che un ascensore lo venga a prendere.

Più della metà della popolazione mondiale oggi vive nei centri urbani, e quasi due terzi della restante lo faranno entro il 2050, il che significa 2,5 miliardi di abitanti in più nelle metropoli. Questo è uno scenario da incubo per le città di oggi, afflitte, dal traffico, dallo smog, dalla criminalità, dai bidoni della spazzatura traboccanti e dall’illuminazione inefficiente che mangia tra un quarto e la metà dei bilanci energetici. Ma le tecnologie in fase di sperimentazione in questo momento aiuteranno le città del futuro a far fronte alla migrazione incombente.

I semafori, infatti, saranno in grado di monitorare il traffico e determinare la lunghezza delle soste, in base ad ora, presenza di macchine, e mobilità generale. Questo permetterà di ridurre traffico e smog, dato che il 17% del carburate che consumate nelle zone urbane, è sprecato davanti ad un rosso.

A Barcellona, sensori inseriti nei parcheggi, offrono informazioni in tempo reale su posti disponibili o in procinto di liberarsi agli autisti che, grazie ad un’applicazione, potranno essere guidati fino alla posizione corretta. Se la cosa vi sembra insignificante, sappiate che il 30% del traffico si genera a causa di guidatori in cerca di un parcheggio.

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Una ricerca di Gartner ha stimato che, per il 2020, ci saranno circa 250 milioni di macchine connesse ad internet per le strade del mondo, la maggior parte delle quali sarà in grado di pilotarsi da sola ( a tal proposito vi invito a farvi un giro sul sito del Vislab di Parma, che da tempo lavora a prototipi di self driving car, con ottimi risultati. Un po’ di propaganda patriottica è d’obblico!)  . Inoltre, il fatto di essere autonome e non dipendere da umani, permetterà di ridurre gli incidenti drasticamente. Non solo, ogni macchina saprà la posizione delle automobili vicine e si potranno mantenere distanze maggiormente ristrette, rispetto alle norme attuali. Gli esperti del traffico chiamano questa manovra “platooning“, e stando alle stime, potreste salvare un po’ di quelle ore (circa 90 bilioni di ore totali) che passate inchiodati nel traffico.

Non sono da escludere, poi, le implicazioni mediche che queste tecnologie potrebbero avere. Pensate ad esempio ad un sistema in grado di monitorare i neonati e determinare temperatura, colore della pelle e respiro e nel caso di cambiamenti, il sistema possa avvertire le infermiere. Philips, nota per le sue lampade intelligenti, ha creato un sistema in grado di gestire le medicine di un paziente anziano, ricordandogli che deve prendere una determinata pastiglia ed avvertendo l’infermiera, o un membro della famiglia, che la pastiglia è stata presa correttamente.

Infine per quanto riguarda l’ambito della domotica, è quasi doveroso parlare di Google e Nest, che come ha ribadito il collega Antonio, durante le scorse ore, ha presentato Protect, un nuovo dispositivo che al suo interno nasconde un’ampia gamma di piccoli sensori che gli permetteranno di analizzare facilmente i parametri dell’aria nella nostra abitazione. Assieme a Nest, è uno dei primi dispositivi smart interamente dedicati all’ambito casalingo.

Detto questo, sono molte le domande che rimangono aperte e, almeno per ora, fanno discutere di questo sistema. Chi ha i giusti diritti di accesso ai miei dati? A che proposito? Di chi sono i dati che i dispositivi raccolgono, di mia proprietà o dell’azienda che li ha progettati? E’ giusto che il mio ISP scansioni le mie email per capire quali sono i miei interessi? Può il mio governo, entrare e monitorare ogni singolo istante della mia vita per carpire informazioni e verificare se sono un potenziale terrorista?

Forse un giorno, arriveremo a determinare un sistema in grado di misurare e monitorare con precisione lo stato mentale, la personalità e le disposizioni delle persone. Quale sarà, infine, il limite che ci separerà dal cadere in un futuro distopico quale quello descritto dal celebre Psycho-Pass?

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