Equo compenso, ecco il decreto: tasse in rialzo anche su smartphone e tablet

23 Giugno 2014120 commenti

Niente da fare: ci sono state aspre proteste, discussioni, ripensamenti, è persino cambiato il ministro, ma come spesso succede, in Italia alcuni provvedimenti volti alla difesa di determinati orticelli vanno approvati senza se e senza ma, nonostante da più parti ne venga evidenziata senza tema di smentita l'assurdità e l'anacronismo. Come avrete capito, l'aumento delle tariffe dell'equo compenso non ci è piaciuto nemmeno un pò.

Per chi non avesse ancora centrato il problema, a cui abbiamo dato ampio spazio sulle nostre pagine, un piccolo riassunto: sul finire del 2013 il Governo aveva dato il via alle manovre per l’adeguamento dell’equo compenso. Citando un nostro precedente articolo:

Detto anche contributo per la copia privata, l‘equo compenso è un indennizzo, riguardante le opere protette da diritto d’autore, riconosciuto per legge ai titolari di tali diritti, e richiesto ai produttori di supporti registrabili (come CD, pendrive, e via dicendo) e dispositivi in grado di registrare (smartphone, tablet, PC e chi più ne ha più ne metta).

 

Indennizzo che, abbastanza chiaramente, ricade sul prezzo finale del prodotto e che va a risarcire, assolutamente in astratto, eventuali danni che la copia delle succitate opere arrecherebbe ai titolari dei rispettivi diritti d’autore.

A seguito del vespaio scatenatosi, visto che, tra le altre cose, le tariffe venivano adeguate a una improbabile media europea, che una considerevole parte dei nuovi profitti generati sarebbe finita non agli artisti ma alla SIAE e che, senza giri di parole, tassare sulla base della semplice ipotesi che un dispositivo o supporto possa essere utilizzato per copia privata è assurdo, l’allora ministro Bray aveva assunto un atteggiamento più prudente commissionando ulteriori verifiche e tavoli di confronto.

L’iter è stato poi portato a termine dal nuovo ministro Franceschini, che ha sempre difeso il provvedimento e che ha apposto la sua firma al decreto che adegua l’equo compenso.

Ed ecco i risultati: per il prossimo triennio, la tassa passa da 0.90 Euro per smartphone o 1.90 Euro per tablet a 3 Euro per dispositivi con memoria fino a 8 GB, 4 Euro in caso di memoria da 16 GB e 4.80 Euro per device con memoria fino a 32 GB. Ovviamente gli aumenti riguardano anche dispositivi e supporti come PC, Memory card, CD, DVD e via dicendo.

A peggiorare, se possibile, le cose, la presa in giro rappresentata dalla tabella allegata al comunicato del ministero, in cui vengono messe a confronto le tariffe italiane con quelle tedesche e francesi (guarda caso): per giustificare gli aumenti italiani e sottolineare che comunque le tariffe restano inferiori ad altre, vengono selezionati i due Stati europei che applicano le tariffe maggiori, e addirittura nascosti i dati relativi alla tassazione di CD e DVD in Germania (in realtà più bassa di quella italiana), dati per “Non disponibili”.

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Come sottolinea Guido Scorza, va inoltre precisato che nel 2012 l’importo raccolto in Italia relativamente all’equo compenso è stato inferiore, in Europa, solo a quello francese. Nello stesso comunicato, viene sottolineato che l’adeguamento è stato sollecitato da un appello di oltre quattromila autori: tutto molto bello, se non fosse che la petizione per fermare gli aumenti, lanciata da Altroconsumo e rilanciata anche sulle nostre pagine, conti ad oggi poco meno di sessantamila firme.

Le reazioni degli interessati non si sono fatte attendere: il ministro Franceschini, che sembrava aver già dato il meglio di sè parlando di storia medievale al presidente di Google, twitta che i costi graveranno “sui produttori, non sui consumatori”, mentre, smaltita la sbornia e preparandosi ad accogliere i circa 100 milioni di Euro di nuovi gettiti, la SIAE in un documento firmato da Caterina Caselli, Paolo Conte, Dori Ghezzi, Francesco Guccini, Raphael Gualazzi, Claudia Mori ed Ennio Morricone parla di “passo importante a tutela della cultura, della creatività italiana e della sua indipendenza”; apprendiamo inoltre che il ministro Franceschini e il presidente Gino Paoli hanno concordato l’impiego di “una quota di tali somme per la promozione di giovani autori e artisti e di opere prime”. Tutto, ovviamente, a discrezione SIAE.

Concludiamo quest’amaro articolo con una nota di colore: se avete la pazienza di leggere il comunicato SIAE, è interessante notare che, in fondo, viene fatta una piccola panoramica sugli aumenti: salta però all’occhio che le capacità di memoria sono indicate in Gb (Gigabit) piuttosto che in GB (Gigabyte), e che addirittura si parla di “dispositivi fino ad 8Gb di potenza“: forse, coloro che, sdegnati, affermano che a prendere determinate decisioni ci sia gente che non sa nemmeno di cosa si stia parlando, non hanno tutti i torti.

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