Il caso Google-Internazionale: una polemica che ha poche ragioni d’esistere

22 luglio 201348 commenti

Probabilmente alcuni tra i nostri lettori avranno già sentito parlare dell'argomento di questo post: nei giorni scorsi è infatti scoppiata una piccola polemica in rete, con protagonisti Google e il settimanale Internazionale. Una polemica che, come vedremo, poteva essere evitata.

Per prima cosa i fatti: alcune settimane fa, a causa di un malware rilevato, chi avesse provato a collegarsi al sito di Internazionale attraverso Google si sarebbe imbattuto nella solita schermata, che i nostri lettori ben conosceranno, che ammonisce l’utente dei possibili rischi.

Pochi giorni fa, il direttore De Mauro ha riassunto la vicenda in un editoriale:

Pericolo

La storia è piccola ma forse merita di essere raccontata. Nel pomeriggio di martedì 9 luglio abbiamo notato che i visitatori del nostro sito stavano diminuendo rapidamente. Mentre cercavamo di capire perché, è arrivata un’email di Google in cui si diceva che nel sito c’era un malware, un tipo di software in grado di causare danni più o meno gravi ai computer degli utenti.

 

 

Chiunque provava a collegarsi a Internazionale, da qualunque browser, vedeva un minaccioso messaggio di Google in cui si diceva che era pericoloso andare avanti e che si rischiava di infettare il proprio computer.

L’accesso al nostro sito non era bloccato, ma di fatto non si collegava quasi più nessuno. Ovviamente abbiamo subito rimosso il codice che poteva contenere il malware e abbiamo informato Google, chiedendo di togliere il messaggio di pericolo. Cosa che è successa solo dopo quarantott’ore, e dopo molte telefonate e email scambiate con i responsabili di Google Italia. I quali ci hanno spiegato che di casi come il nostro se ne verificano più di trentamila alla settimana in tutto il mondo, che le procedure di verifica sono gestite da software e che non si può intervenire per accelerare il processo.

 

 

Tutto questo, ci hanno detto, è fatto per tutelare gli utenti. Nella sostanza, però, un’azienda privata con sede negli Stati Uniti ha oscurato per due giorni un sito d’informazione di un altro paese.

 

 

Parlare di censura ovviamente è fuori luogo, ma ogni giorno che passa il potere delle tre o quattro più grandi aziende tecnologiche statunitensi aumenta. E noi non ce ne rendiamo conto finché una piccola storia non ci tocca da vicino.

Dalla lettura di quanto riportato, si evince che il codice malevolo era effettivamente presente, ed è ovviamente stata la causa che ha portato l’algoritmo di Google a piazzare la “minacciosa” schermata di avvertimento davanti alla porta del sito.

Accesso che restava comunque possibile scegliendo di proseguire a proprio rischio. Più volte mi è capitato di imbattermi in questi avvertimenti, ma nel caso di siti “di fiducia” ho scelto ovviamente di ignorarli. Non si capisce cosa avrebbe impedito ai lettori di Internazionale di fare altrettanto.

Inoltre, l’avvertenza era mostrata unicamente nel caso si arrivasse al portale tramite Google: digitando l’indirizzo via web non c’era infatti alcun problema a visualizzare le pagine richieste.

La segnalazione di un possibile pericolo è uno strumento utile sia ai visitatori che ai gestori di un portale, e la risoluzione della vicenda lo dimostra. Inoltre, la riduzione drastica del numero dei visitatori lascerebbe pensare che gran parte del traffico del portale venga generato proprio da Google.

Per questo, parlare di “blocco”, “censura”, “oscuramento di fatto”, sembra davvero fuori luogo, come inopportuno appare il tirare in ballo problematiche esistenti, certo, ma inapplicabili al caso in esame.

Avete avuto esperienze simili col vostro portale? Cosa ne pensate del caso di cui abbiamo parlato? Diteci tutto nei commenti.

  • http://www.facebook.com/BatSpider Nicola Wayne Folli

    inoltre mi riesce difficile credere che apparisse utilizzando qualsiasi browser…se non sbaglio è una feature di Chrome! comunque, la Google fobia colpisce ancora

    • Francazzo da Matera

      C’è un contratto tra Internazionale e Google?

      Penso proprio di no … altrimenti la questione sarebbe chiusa.

      Se uno da un consiglio a tanta gente, costoro sono liberissimi di accettarlo o no.
      Se quel qualcuno “gode” di molto prestigio e credibilità la cosa è diversa e bisogna stare molto attenti a dare consigli.
      48 ore di consiglio sono :
      1 esagerate
      2 non richieste
      3 potenzialmente dannose ( ribadisco non nel caso specifico, ma più in generale).

      E’ come se il mio vicino mi mura la porta e le finestre per i 15 gg che sto al mare perchè a casa sua sono venuti i ladri …si s mai che ricapiti, poi io me la smuro con soldi miei.
      Non si può fare, nessuno discute l’utilità, ma non si può fare ( e può da utile diventare molto dannoso se il messaggio dura 48 ore o più): semmai google una volta verificata la presenza di maleware poteva chiedere al sito : ti metto l’avviso ? per quanto ? mi dici tu quando toglierlo?

      Chiaro il discorso?

      • Matteo

        E se il sito non risponde? La prima cosa da fare è avvisare, poi se vuoi procedi comunque, non è un blocco ma un avviso!

        L’unica,e dico L’UNICA cosa di cui si può discutere, è il periodo di 48 ore necessario per rimuoverlo. Ma chi può definire ragionevole o meno questo tempo? 48 ore su 365gg per 24h ore al gg non mi sembra un dramma insormontabile per un AVVISO (non blocco, attenzione!)

        Nessuno ha murato nulla. Il tuo vicino ha messo un cartello con scritto “attenzione cornicione pericolante” perchè TU sei stato imprudente e hai fatto si che il cornicione si rovinasse. Poi hai dovuto aspettare che lui tornasse dal WE perchè lo togliesse. Ma non ha messo nessun muro. E i tuoi amici, se sono un briciolo intelligenti, potevano entrare comunque in casa tua. E sopratutto, LA COLPA nasce da te (insomma.. da loro) che hai fatto entrare del codice malevolo.

      • http://www.facebook.com/BatSpider Nicola Wayne Folli

        come dice Matteo si tratta di un avviso e non di un blocco…e in quelle 48 ore non credo che Google si sia grattata la pancia…hai un’idea di quante segnalazioni del genere vaglieranno ogni ora? è ovvio che la rimozione non sarebbe stata immediata…

      • Cristian

        no, il tuo vicino non mura la tua finestra e la tua porta. mura la sua finestra e la sua porta che permettono a lui e a chi sta in casa sua di accedere a casa tua.
        perchè si protegge? perchè ha visto che hai fatto entrare in casa tua qualcuno/qualcosa di pericoloso.

        capita spesso di ritrovarsi in schermate di warning di questo tipo (e chiunque lavori in un’azienda con un proxy ne vede molte di più a causa del proxy), ma sono puramente informative e avvertono di un ipotetico pericolo lasciando al libero arbitrio dell’utente se procedere o meno.

        sinceramente la polemica del giornale mi sembra la solita, ridicola, demente e sterile polemica di chi non sa nemmeno di cosa parla. o, almeno, da quanto riportato, l’impressione è questa.

  • francazzo da pisa

    A te che non capisci un acca di leggi può risultare fuori luogo.
    Il problema è molto, molto serio.
    E non è assolutamente roba da poco. La credibilità che ha google fa si che migliaia di utenti si adeguino al “consiglio”. Ciò può provocare danni economici non calcololabili( parlo in generale, non del sito internazionale in particolare).
    Tutto per l’arbitrarietà e l’abuso della propria immagine da parte di google.
    Dal punto di vista legale questa è una grana bella grossa…te lo assicuro.

    • robertogl

      Si ok dal punto di vista legale, ma se Google ha bloccato l’accesso e sono calati così tanto i visitatori, magari bisognerebbe ringraziare Google per il resto dei giorni dove non si hanno problemi…

      • mr verdicchio

        Grande!

      • andrea fava

        Google non ha bloccato, ha avvisato che correvano rischi.

        • robertogl

          Ok il senso era quello, ma tanto la maggior parte degli utenti se vede ‘Google: pericolo’ torna indietro :)

      • Aron Sordi

        google non ha bloccato l’accesso. lo ha sconsigliato perchè presente del codice malevole. se veramente volete dare addosso a google, fatelo in quanto azienda, ma non nel merito tecnico, che mi sembra ineccepibile. Pensa se prima o poi google diventasse qualcosa come la mozilla foundation. a quel punto nessuna scusa, nessun conflitto di interessi, l’azione sarebbe l’autoprotezione!

    • mr verdicchio

      Siamo abituati a pensare in malafede, questo è il nostro problema.
      Come vedi il malware c’era, ed il warning era giustificato.
      Non pensiamo sempre ad abusi di potere anche quando non ci sono.
      Se Google ha una credibilità è anche perché i suo comportamento è lineare

      • freezer

        Esatto! Se fosse stato un avvertimento fasulllo… beh se ne poteva anche discutere, ma non mi sembra questo il caso!!

      • Alessandro Carlo Paolucci

        ma anche perchè je ne frega un cazzo a nessuno di st’internazionale…ma chi so? secondo me si so messi un virus sul sito per farsi conoscere…

        • RectorSith

          Non diciamo cavolate si tratta di uno dei maggiori settimanali economico politici d’Italia a cui collaborano giornalisti di fama internazionale non solo italiani. Se non lo sai tu, non è che sia molto importante

          • ka

            economia? politica? In Italia? dai non scherziamo a me non pare di averle mai viste queste cose in italia

          • RectorSith

            Cosa dovrebbe aggiungere questa affermazione?

    • andrea fava

      quante balle! il fatto che gli utenti si adeguino al consiglio dal punto di vista legale non c’entra una cippa. Per il resto hai sicuramente ragione ma per quel che riguarda la legalità hai pisciato fuori dal vaso. Se io ti do un consiglio sbagliato e tu lo segui e fai una cazzata dal punto di vista legale io sono responsabile? smettila per favore

    • S_m_b

      Hai ragione, io infatti “che capisco una H di leggi” avrei preferito non ricevere l’avviso, beccarmi il codice malevolo, ricavarne quanti piu’ danni possibili, per poi farmi rimborsare da Internazionale. E’ un vero peccato che Google abbia sconsigliato l’accesso.

      • Cristian

        questa è geniale ^^
        dovresti riferirla al direttore dell’internazionale e chiedergli i danni per l’ipotetico danno che poteva arrecarti il codice malevolo da loro utilizzato!
        è tutto un gomblotto!

    • Luca Tubiello

      Si ma quattro frasi buttate lì e qualche affermazione “sulla fiducia” non aggiungono molto alla discussione. Io non capisco nulla di legge, va bene, ma a questo punto mi aspetto un pò di “legalese”, non consigli da bar sport :)

    • leodis

      Secondo me Google ha fatto benissimo a proteggere gli utenti. Semmai sarà un problema di serietà dei siti non ospitare codici malevoli o virus. altro che 48 ore…

    • StriderWhite

      Quindi sarebbe stato meglio beccarsi il malware, secondo te?

    • Cristian

      ah ecco… il problema si riduce alle solite beghe da azzeccagarbugli con molta dimestichezza sui massimi sistemi: danno incalcolabile derivante dall’adeguamento – libero e volontario – degli eventuali utenti ai “consigli” di google che si pretende di far passare come “censura”…

  • http://www.marcozanetti.it/ Marco Zanetti

    Vi consiglio di leggere i commenti all’editoriale di de mauro sul sito di internazionale. Scoprirete così che l’oscuramento del sito è stato causato dai singoli browser, sia Chrome che Firefox, i quali si basano sulla lista dei siti affidabili di Google. In pratica ogni singolo client ha consigliato agli utenti di abbandonare il sito, basandosi su questa lista pubblica compilata da Google la quale aveva inserito il sito di internazionale per dei malware presenti in siti collegati agli articoli. Dato che ci sono volute diverse ore per far rimuovere il sito dalla lista è normale che internazionale sia innervosito dal danno arrecato. Il problema quindi è complesso, non dipende ovviamente direttamente sa Google ma c’è una responsabilità da parte loro in questo. Chi dice che agli utenti sarebbe bastato ignorare l’avviso ovviamente non ha la più pallida idea di quale sia il target di un sito di news, ben diverso da quello di androidiani. L’editoriale quindi è un po’ fuori fuoco, ma questo post non aiuta certo a far luce sull’accaduto limitandosi ad osservazioni superficiali.

    • Luca Tubiello

      Scusa Marco, ma qui si parla di blocchi, oscuramenti, censure. Una potenza straniera che oscura un sito d’informazione estero. Un clima da guerra fredda veramente fuori luogo, e con Google, lo dicono loro stessi, ci vivono.
      Conosco il target a cui si rivolge un sito di news, e di solito è costituito da esseri senzienti in grado di operare una scelta, ma se così non fosse sarebbe ancora più grave: d’altronde l’inconveniente non è stato certo causato da Google. Il codice malevolo c’era e il sistema ha fatto il suo. Si può discutere di questo, si potrebbe discutere del fatto che in Italia nel 2013 c’è gente che non sa accendere un PC, ma i complottismi lasciamoli fuori, no?

      • Aron Sordi

        alleluja… anzi Hasta la senzienza! :D

      • davide

        Assolutamente d’accordo!!

      • http://www.marcozanetti.it/ Marco Zanetti

        “Una potenza straniera che oscura un sito d’informazione estero”? Non hai letto il mio commento o non riesci a capirlo?

        Il sito non era oscurato, erano i browser degli utenti ad utilizzare una lista pubblica di siti considerati pericolosi. Guarda caso, la stessa lista, guarda caso la più affidabile.

        Se pensi davvero che alla vista di questo warning (http://www.tech-tamer.com/sites/default/files/uploads/chrome-site-untrusted.png) l’utente medio di un sito di news deciderebbe di proseguire con la navigazione allora vivi in un mondo bellissimo, ma che non è quello reale.

        • Luca Tubiello

          Guarda che mi riferivo all’editoriale, non al tuo commento. So bene come sono andate le cose. E sull’ultimo paragrafo, sarebbe bello parlare del fatto che l’ “utente medio” non sia in grado di operare una scelta (altro che blocco), invece di buttarla in caciara chiamando in causa lo strapotere di servizi utilizzati giornalmente. Non so più come scriverlo.

          • http://www.marcozanetti.it/ Marco Zanetti

            Aaaaaaah, pensavo che ti riferissi al mio post ;-)
            Beh, sicuramente l’editoriale di Internazionale la fa fuori dal vaso, e dimostra stranamente una scarsa conoscenza del funzionamento degli strumenti informatici che usano.

  • Daniele Sunetta

    Se effettivamente c era un codice malware bene avvisare l utente. Male il fatto che ci siano voluti 2 gg per ripristinare……

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  • Walter

    Prima di tutto, da quanto riportato nell’articolo non si evince assolutamente se il malware ci fosse o meno effettivamente.

    Oltre a questo, il problema non è da sottovalutare, sopratutto a causa dell’uso “anomalo” che molte persone in Italia fanno di Google: Io ho avuto modo di vedere coi miei occhi, avendo insegnato informatica a molte persone di età non giovanissima, che per la quasi totalità di loro, la barra di ricerca di Google, settato come home page all’apertura di Internet Explorer, diventa il totale surrogato della barra degli indirizzi, questo vuol dire che per accedere a qualunque sito molte persone non digitano la URL sulla debita barra (e spesso la URL non la conoscono neppure, né sanno bene cosa sia), si limitano a scrivere la parola “chiave” tipo “Internazionale” sulla barra di Google, per poi cliccare sul risultato ed arrivare indirettamente al sito.

    In questo scenario che, come ribadisco, è diffusissimo (lo fa anche la mia ragazza che è perfettamente conscia di farlo, ma le viene semplicemente automatico e più veloce), è normale che se Google ti blocchi con una schermata “minacciosa”, da profano ti fermi ed eviti di proseguire, allarmato.

    Leggendo da questa chiave di lettura dovrebbe diventare evidente l’inconsistenza delle considerazioni scritte su questo post dall’autore, che non tiene minimamente conto del fatto che esiste una vasta fetta di utenti del web che non hanno (e non sono tenuti ad avere) le cognizioni per discriminare certe casistiche. Google offre un servizio importante avvisando i navigatori del rischio connesso all’accesso a pagine potenzialmente pericolose, ma tra un sito speculativo e volutamente malevolo a quello di un quotidiano nazionale ce ne corre, e quindi sarebbe necessaria una verifica preliminare prima di bloccarne (di fatto) l’accesso a chi non ha le nozioni sufficienti a capire cosa stia succedendo.

    Infine lo voglio dire di nuovo: dalla lettura del virgolettato, che è l’editoriale di Di Mauro, NON SI EVINCE AFFATTO che il malware ci fosse veramente.

    Non dico che il malware non ci fosse, dico che è sbagliato trasformare proprie convinzioni in dichiarazioni assolute e da verificare.

    • Mastrox

      Da quanto scritto nell’articolo, il malware era effettivamente presente.

    • Luca Tubiello

      Il codice malevolo c’era, anche da quanto riportato appare evidente (“abbiamo rimosso il codice che poteva contenere malware”: d’accordo il poteva, ma appare inverosimile che si mettano a cancellare codice a caso), non ne facciamo una questione di lana caprina. Nel tuo commento poni il fuoco sul fatto che un avvertimento di Google venga pedissequamente seguito dalla maggioranza degli utenti: sarebbe stato molto più utile affrontare queste tematica, piuttosto che gridare in maniera ipocrita all’oscurantismo straniero.

      L’avviso di Google lascia la responsabilità finale agli utenti: è una brutta cosa? A mio avviso, no. E per quanto possa scapparci l’equivoco, al momento resta un sistema affidabile e che tutto sommato tutela (anche) noi utenti comuni.

      • Walter

        L’editore di un sito web che vive sulla pubblicità perde denaro da queste situazioni, e visto che nella fattispecie si è trattato di un quotidiano di diffusione nazionale, ha usato l’arma più pratica a disposizione per evidenziare la questione, ponendosi come “parte lesa”.

        Google purtroppo oggi ha un potere sbilanciato ed in una qualche misura ha una specie di diritto di vita o di morte su contenuti ed utenti.

        Io credo che è di questo che si dovrebbe parlare: sono un soddisfatto utente dei servizi forniti da Google, conosco bene lo sforzo e l’investimento di denaro mastodontici che ci sono dietro e quindi non voglio essere ipocrita, ma la consapevolezza del fatto che se Google volesse, potrebbe di fatto “cancellare” tutto ciò che mi riguarda con pochi click non mi fa piacere e questo potere gli andrebbe tolto o per lo meno andrebbe posto in mano ad un garante al di sopra delle parti. Altrimenti a “breve” certi scenari orwelliani non saranno più solo letteratura, ma qualcosa di troppo vicino alla realtà dei fatti.

        Il discorso chiaramente è da estendere anche agli altri colossi delle TLC e del web, non è un attacco specifico a Google.

        • Luca Tubiello

          Perfettamente d’accordo, Walter, però si deve anche stare attenti a non sputare nel piatto in cui si mangia. L’inconveniente (causato peraltro da un link interno al sito: voglio dire, non è che a Mountain View si sono svegliati e hanno pensato “dai, stamattina rompiamo le scatole all’Internazionale”) è un conto, ma Google garantisce al sito una visibilità che, evidentemente, con altre soluzioni non avrebbe. Per questo mi premeva sottolineare il modo un pò ipocrita con cui il caso è stato sollevato: Google permette che il tuo sito sia facilmente raggiungibile, anche da chi scrive internazionale con due z, tutto l’anno, non mi pare giusto far gli alternativi a gettone.

          Sulla riflessione che fai nel terzo paragrafo, non potrei essere più d’accordo. E secondo me è una cosa che va di pari passo con l’ ‘”ignoranza” dell’utenza.

    • Cristian

      il “come siamo abituati in tanti” non può essere sostituito al “come si fanno le cose”.
      chi passa per google per accedere ad un sito web in qualche misura accetta di sottostare alle regole e alle precauzioni che google si da.
      chi utilizza altri accessi, non ha nessun problema.

      il codice malevolo era presente, punto. che poi il sito fosse dell’internazionale o della casa bianca o di malaware.com cambia poco.

      il warning che compare quando il software riscontra del codice malevolo lascia intendere che:
      - è ipotetico in quanto risente di un controllo automatizzato
      - l’untente è libero di proseguire se lo ritiene opportuno
      non è un’affermazione secca, né impedisce l’accesso in modo perentorio.

  • Mastrox

    Ora, decontestualizziamo il problema da “Internet”.

    Ipotizziamo che l’Internazionale riceva dal suo fornitore una partita di carta che contiene un’agente chimico che produca prurito alle mani, non se ne accorga perché chi stampa usa i guanti per muovere la carta e arrivi regolarmente in edicola.

    Il gestore di un’edicola si accorga che ogni volta che qualcuno prende in mano la copia di Internazionale abbia una reazione allergica. Comunichi questo fatto ai suoi colleghi e in qualche giorno tutte le edicole sappiano che Internazionale crei prurito. Alla fine è solo un fastidio, non vogliono perderci dei soldi e decidono di continuare a venderlo. Ma anche di avvisare chi vuole comprarlo che crea questo fastidio.

    Tratteremo questa situazione come un grave attacco all’informazione, oppure semplicemente daremmo del pirla a chi non ha fatto i controlli che doveva fidandosi di un fornitore che ha fatto male il proprio lavoro?

    • ercats

      Ma che ti fumi?

  • usagisan

    Contrariamente a quanto letto nell’articolo, e pou ripresi da alcuni utenti nei commenti, non mi sembra proprio che Internazionale abbia gridato allo scandalo, alla censura o all’oscurantismo.
    Anzi, alla fine dell’editoriale viene esplicitamente detto che nib è il caso di parlare di censura.
    Direi quindi che il finale dell’articolo non è molto corretto.
    Il fatto poi, che un sito è “di fiducia” e quindi si può ignorare l’avviso mi sembra quanti meno ridicolo: se, come detto da alcuni nei commenti, il malware era presente nel link di rimando ad un altri sito, questi può capitare anche nei siti di fiducia.
    C’è poi da dire che dall’articolo non è che viene fuori se il malware era effettivamente presente; nell’editoriale del giornale, infatti, viene detto che è stato subito rimosso il codice che “poteva” risultare malevolo.
    E quel poteva fa la differenza perché non sarebbe la prima volta che dei codici vengano segnalati malevoli anche se non lo sono mai stati prima, solo perché “l’algoritmo” utilizzato ha deciso così,
    Mi stupisce anche l’affermazione relativa all’inserimento dell’indirizzo direttamente dal browser, senza passare dal motore di ricerca.
    Mi stupisce perché è evidente che la maggior parte delle persone non lo fa.
    Non lo fanno buona parte di quelle “esperte”, che sono poi la percentuale più bassa degli utilizzatori della rete, figuriamoci gli altri.
    E non viene fatto solo per “incapacità”, ma più che altri per comodità; perché diciamocelo chiaramente, è molto più comodo scrivere una sola cosa sul motore di ricerca e più cliccare con il mouse sul risultato, piuttosto che inserire un indirizzo.
    Si, certo, esistono i preferiti, ma i più funziona a così.
    E Google, come gli altri motori di ricerca, lo sanno benissimo e, di fatti, vivono proprio su questo.
    In caso contrario non sarebbero gli imperi che sono.
    C’è poi una cosa che mi ha particolarmente infastidito nella vicenda e che mi sarebbe piaciuto vedere sottolineato nell’articolo: quarantotto ore per togliere il messaggio di pericolo?
    Ma stiamo scherzando?
    E se fosse stato un sito di vendite, avete presente quanto avrebbe perso?
    Non è ammissibile che una società importante, grande e che si definisce seria, ci netta due giorni a rimuovere un avviso come quello.
    Fanno bene ad avvisare, ma così come sono celeri a bloccare devono esserlo anche a sbloccare.
    Capisco che i volumi siano parecchi, ma delle priorità vanno date, anche in base al tipo di servizio bloccato.
    Ed anche qui, a questo proposito, vorrei proprio vedere se il problema fisse successo con il Washington Post, o con Sony, per fare due esempi, se ci avrebbero messo due giorni a sbloccare ka situazione.
    Anzi, probabilmente avrebbero chiamato direttamente prima loro, per evitare blocchi.
    Ma tanti questo era “solo” un giornale Italiano.
    Per finire, sinceramente, non sottovaluterei quanto scritto alla fine dell’editoriale di Internazionale perché purtroppo è vero che, quattro o cinque società detengono un potere sulla rete enorme e, volendo, possono fare il belli ed il brutto tempo, come vogliono e quando vogliono che tanto non li può fermare nessuno e, spesso,poi, gli si da pure ragione.
    Ed i fatti recenti, tra l’altro, non è che ci mostrano delle aziende particolarmente “linde” e “corrette”.
    E questo, a mio modesto parere, non è proprio una cosa buona e da sottovalutare.
    Mi spiace, ma trovo questo articolo molto, anzi troppo, fazioso.
    opinioni personali, s’intende.

    • Luca Tubiello

      Ciao! Purtroppo non posso quotare e rispondere “a pezzi”, quindi cercherò di essere leggibile. Sulla questione malware, rispondevo in precedenza a Walter, è stato poi chiarito che il blocco derivava da alcuni link a siti pericolosi: quindi la cosa non era infondata. Non sono d’accordo sul fatto che non si gridi allo scandalo, mi sembra invece che il “sipperò” resti sempre presente, tra le righe: non è il caso di gridare alla censura, ma di fatto (cit.) lo si fa. Impropriamente, a mio avviso. Il sito restava raggiungibile, ecco spiegato il passaggio sulla digitazione nella barra degli indirizzi.

      Sulle tempistiche (anche se ci sarebbe da discutere, visto che si parla di trentamila casi simili alla settimana, ma credo concordo sul fatto che in caso di nomi più grossi un’acceleratina ci sarebbe stata) e sul potere eccessivo di alcuni giganti, l’ho scritto anche in commenti precedenti, sono d’accordo: non sono d’accordo nel tirarle in ballo in questo caso, visto che lo strapotere di Google c’entra davvero poco (a meno che non si parli di un “blocco” intenzionale: ma servirebbero le prove, direi) e che nessun ayatollah ha ostracizzato alcunchè. Chiamiamo le cose col proprio nome, altrimenti non se ne esce.

      Infine, una considerazione sull’ultima frase: esistono le opinioni, più o meno condivisibili, di tutti noi. La faziosità implica la malafede: onestamente la lascerei da parte.

      • usagisan

        Ciao.
        Va da sè che non concordo con quanto da te detto in disaccordo con me (scusa il giro di parole…) ma, ovviamente, sono opinioni quindi va bene così.

    • Cristian

      facciamo delle ipotesi, solo delle ipotesi.
      sì, probabilmente se fosse successo a siti che hanno milioni o miliardi di accessi al giorno da ogni parte del globo forse la procedura sarebbe stata più veloce (tutte ipotesi, nulla di dimostrabile al momento).
      e sì, forse, per un giornale che – anche in patria – è sconosciuto ai più e che – forse, anche qui solo ipotesi – conta meno visite di questo blog o di altri simili, la procedura dura effettivamente due giorni.
      magari si capisce anche il senso di questa scelta: valutazione del rischio in base ai possibili utenti impattati.
      ecco, tipicamente, valutazioni di questo tipo sono la norma e la prassi.

  • Carlettodj

    gugol mi stai diludendo!!!

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