Scandalo Carrier IQ: in molti si discolpano

6 Dicembre 201112 commenti

Ogni giorno spuntano sul web nuovi dettagli riguardanti lo scandalo che ha colpito Carrier IQ, una società che si occupa di raccogliere dati e statistiche utili ai produttori dei nostri smartphone ed agli operatori telefonici. Molti grandi OEM come HTC, Samsung, Apple e Google sono al centro di questo scandalo, e non solo loro, anche operatori telefonici, fortunatamente non italiani, come T-Mobile, Vodafone, Sprint ed altri. Tutti gli utenti sapendo di aver potuto acquistare uno smartphone incriminato cercano delle risposte che purtroppo non sono mai soddisfacenti.

Dopo le parole del VP of Marketing di Carrier IQ, Andrew Coward, altri due protagonisti dello scandalo hanno cercato di scaricare la colpa su altri, parliamo di T-Mobile e Samsung.

Il primo, T-Mobile, il famoso operatore telefonico, ha dichiarato in un documento che:

“T-Mobile does not use the tool to obtain the content of text messages, email or voice messages, or the specific destinations of customers’ Internet activity”

Cioè, T-Mobile non utilizza il famoso rootkit per ottenere informazioni sugli SMS, sulle e-mail, sulle telefonate e sulla navigazione web degli utenti, in poche parole l’operatore telefonico ha dichiarato di non aver mai violato la privacy di nessuno.

Inoltre ha fornito una lista dei propri smartphone che hanno il software di Carrier IQ:

  • HTC Amaze 4G
  • Samsung Galaxy S II
  • Samsung Exhibit 4G
  • T-Mobile LG myTouch
  • T-Mobile LG myTouch Q
  • LG DoublePlay
  • BlackBerry 9900
  • BlackBerry 9360
  • BlackBerry 9810

Fortunatamente, non essendo presente nel nostro territorio quest’operatore, i nostri smartphone non dovrebbero essere stati infettati, almeno che qualche utente non abbia acquistato uno dei seguenti smartphone brandizzati.

Come avrete letto nel documento ufficiale del famoso carrier, il software utilizzato in questi smartphone servirebbe solo ed esclusivamente per raccogliere informazioni utili allo stesso operatore per quanto riguarda la potenza del segnale, chiamate perse per poter determinare la scarsa durata della batteria, chiamate perse ed errori nelle applicazioni.

Adesso parliamo di Samsung; grazie a degli studi della Korea University Graduate School of Information Security veniamo a conoscenza che su Galaxy S, Galaxy S II e Galaxy Note il software CIQ pre-installato raccoglie informazioni private come e-mail, contatti e molto altro.

Per discolparsi il colosso sud-coreano ha velocemente dichiarato che:

“Samsung never collected or used private information of smartphone users. All applications provided by Samsung have no ability to collect private data”

Samsung, con le sue applicazioni, non avrebbe, quindi, l’abilità nel collezionare questi tipi di dati privati.

In poche parole abbiamo tanti indiziati ma nessun colpevole, i nostri smartphone potrebbero essere privi di sicurezza, i nostri dati potrebbero essere nelle mani di un individuo qualsiasi e nessuno sa dare una risposta alle nostre domande.

Come avevo già detto qualche giorno fa: “Al peggio non c’è mai fine”.

 

Via 1, Via 2

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