“Who has your back?”: il rapporto sul rispetto della privacy dei colossi web

6 maggio 20139 commenti

L'associazione che difende da tempo il diritto alla privacy online, la Electronic Frontier Foundation, ha pubblicato anche quest'anno il suo rapporto Who has your back?, dove vengono analizzate le principali aziende che gestiscono servizi web, tra cui ovviamente Google, e vengono giudicate per il rispetto dei dati dell'utente.


La prima azienda per rispetto della privacy è Twitter, mentre le ultime sono MySpace e Verizon, seguite da Apple e AT&T. Google si pone bene nella classifica ma non senza alcune critiche.
La valutazione avviene in base a 6 criteri, ognuno dei quali vale una stella:

  • L’azienda richiede una garanzia e delle valide motivazioni legali prima di fornire i dati di un utente al governo?
  • L’azienda avverte l’utente nel momento in cui consegna i suoi dati al governo?
  • L’azienda fornisce ogni anno un rendiconto su quali e quanti dati siano stati consegnati al governo nell’anno precedente?
  • L’azienda fornisce informazioni sui propri regolamenti interni riguardo la privacy (il che occasioni autorizzano i governi ad accedere ai dati)?
  • L’azienda difende legalmente i propri utenti dalle richieste di fornire dati? (una nota fa presente che la mancanza di questa stella non è da considerare un demerito riguardo aziende piccole e non in grado di affrontare le spese giudiziarie)
  • L’azienda si batte in politica per leggi più giuste sulla privacy degli utenti?

L’organizzazione ha espresso la propria soddisfazione per il miglioramento notato rispetto agli anni passati.
Google, come abbiamo anticipato, si pone bene, con 5 stelle. L’unico punto non rispettato è l’avvertire i clienti in caso di informazioni fornite al governo.
Male invece per Yahoo! ed Apple, entrambe con una sola stella, e per Amazon (due stelle). Benino Facebook (3 stelle), che però ancora si rifiuta di fornire informazioni su quanti dati vengano inviati ai governi ogni anno e che non avverte gli utenti né difende i loro dati legalmente.

[fonte]

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  • Facebook 3 stelle? Ma se un “Mi Piace” fa guadagnare 150$ alla società, come si può credere che abbia ricevuto 3 stelle?!

    • Kouta84

      perchè dice quanti “Mi Piace” ha ricevuto una cosa, non anche chi li ha messi, e i loro uid, la posizione geografica, quanti anni hai, che sesso sei, che applicazioni, musica e libri aquisti e che siti frequenti.

      • Metallaro

        Soprattutto ricordiamo che facebook basa quasi tutti i guadagni sulle pubblicità interne, basate su un sistema automatico che cerca di capire i gusti dell’utente. Questa non è una violazione della privacy, lo sarebbe se facebook fornisse le informazioni a persone esterne.

      • Luca Pizzorno

        In realtà si, tutti questi dati sono disponibili. Io da gestore di una pagina posso sapere l’età, il sesso, la provenienza e via dicendo. Non nello specifico della persona, ma mi dice, ad esempio, quante persone tra i 18 e i 24 anni hanno messo il “mi piace”.

      • In realtà non è del tutto vero. E’ si vero che non ha accesso completo a tutti dati sensibili, ma hanno accesso alla maggior parte di essi. Inoltre, quello di Facebook non è un sistema interno, ma si appoggia su terzi. Nel 2010 Facebook ha inoltre cambiato la propria politica per poter finire i dati degli utenti a terzi

  • bb

    il senso dell articolo?

    • Marco

      Il senso dell articolo è che di mezzo ci va anche Google, ergo Android, e che comunque è una questione molto interessante che riguarda internet in generale.. Se non la vuoi leggere puoi saltarla, senza stupidi commenti come questo.. Il senso del tuo commento mi chiedo piuttosto..

  • Pingback: “Who has your back?”: il rapporto sul rispetto della privacy dei colossi web | Notizie, guide e news quotidiane!()

  • stesil

    veramente il tema dell’articolo è chi è più o meno bravo a NON fornire i dati degli utenti al governo. Perciò riguarda il rispetto della privacy solo nei confronti del governo, non in generale.