Per Bitdefender un terzo delle apps Android free “ruba” dati personali: è davvero un problema?

5 aprile 201340 commenti

Una ricerca condotta dalla nota azienda di sicurezza informatica Bitdefender ha portato alla luce un risultato piuttosto preoccupante: circa un terzo delle applicazioni Android disponibili per il download gratuito trasferirebbe a terze parti le informazioni personali dell'utente. Ma è tutto malware quello che luccica?

Circa il 33% delle applicazioni Android free, dunque, trasferirebbe i dati dell’utente, come numero di telefono, localizzazione ed indirizzo email a terze parti, nello specifico a compagnie pubblicitarie, che li utlizzano ovviamente a loro consumo.

D’altronde, si sa che spesso l’unica fonte di ritorno per chi sviluppa un’app gratuita sono le visualizzazioni ed i click sugli annunci pubblicitari. Inoltre, il trasferimento di informazioni  permette di visualizzare annunci pertinenti alla propria posizione, o al proprio stato. A quale romano interesserebbe conoscere gli sconti praticati a New York?

Nella stessa privacy policy di Play Store è presente la possibilità che parti terze ricevano a scopi pubblicitari le nostre informazioni personali. Una scoperta dell’acqua calda, dunque.

La questione che rimane aperta è dunque la seguente: esistono, tra queste app che “rubano” i nostri dati, alcune che effettivamente ne raccolgono più del dovuto? Per Bitdefender la risposta è positiva, e la ricerca parla di “aggressive adware”.

Niente che non si possa risolvere installando una soluzione di sicurezza mobile, come afferma malandrinamente in chiusura il rapporto. Magari proprio una in particolare. 

Siamo dunque di fronte ad un problema vero, o solo all’ennesimo tentativo di convincerci che non si può vivere senza un antivirus sul proprio device?

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