Problemi per Google in Corea del Sud

8 Settembre 201123 commenti

Dopo i problemi e le vicende con Oracle, le brutte notizie per Google non finiscono, infatti oggi è stata una brutta giornata per la sede del colosso di Mountain View a Seoul, in Corea del Sud, dove è stata fatta irruzione da parte del governo sud-coreano per perquisire gli uffici in modo tale da trovare prove sulle accuse rivolte dal governo verso BigG. Stavolta si parla di violazione della legge sulla privacy causata dal sistema operativo Android su alcune direttive mosse verso i produttori di dispositivi mobili sud-coreani. Dopo la pausa conoscerete meglio l'evoluzione dei fatti.

L’accusa di violazione della legge antitrust mossa dal governo sud-coreano verso Android, e di conseguenza verso Google, è stata causata da alcune denunce partite da due compagnie coreane che accuserebbero BigG di non permettere ai produttori sud-coreani di dispositivi Android di supportare i motori di ricerca nazionali favorendo la famosa Google Search, ponendo quindi alla base della produzione libera di dispositivi con il proprio sistema operativo dei “paletti” ben precisi.

Inoltre secondo queste società sud-coreane  il colosso di Mountain View avrebbe ritardato l’approvazione delle certificazioni qualora non fosse stato rispettato il “paletto” sopra citato. Tutto ciò dovrebbe spiegare l’irruzione negli uffici Google della sede di Seoul che la stessa società americana ha preferito non commentare, dichiarando inoltre che è a completa disposizione del Korean Fair Trade Commission (KFTC) per discutere dei problemi tra governo sud-coreano e Android.

Commentando l’accaduto Google ha dichiarato:

“Android is an open platform, and carrier and OEM partners are free to decide which applications and services to include on their Android phones. We do not require carriers or manufacturers to include Google Search or Google applications on Android-powered devices.”

Le due società coreane che hanno accusato Google di violazione della legge antitrust, denunciando i fatti al KFTC, sarebbero NHN Corp. e Daum Communications Corp., le quali avrebbero accusato Google di vietare l’installazione, sui dispositivi Android prodotti nel territorio nazionale, di alcune applicazioni di ricerca di terze parti, come stabilito dal contratto di marketing.

Basta una semplice spiegazione per capire il perchè di questa “rivolta” e per presentare queste due società a chi non le conoscesse. NHN e Daum detengono uno share del 90% delle ricerche web nel territorio sud-coreano, quindi avrebbero tutto l’interesse a fare in modo che questo dominio nel loro territorio si estendesse anche ai dispositivi mobili, soprattutto se prodotti da aziende del paese stesso. L’interesse da parte loro è, da un certo punto di vista fondato, ma anche “spietato”, come succede spesso quando di mezzo ci sono tanti soldi. La stessa Daum, inoltre, ammette di avere prove fondate sui fatti denunciati.

In Corea del Sud, Google non è la sola ad avere problemi con le autorità, infatti anche Apple è controllata a vista, come quando l’Aprile scorso, la stessa KFTC, controllò i metodi di monitoraggio dei dati della società di Cupertino. Ma come tutti sappiamo, Google, ha battaglie aperte in tutto il mondo, persino nel suo stesso territorio è coinvolto in un “scontro col governo” per quanto riguarda le leggi antitrust, infatti la Federal Trade Commission (FTC) avrebbe avviato alcune indagine su alcune pratiche di BigG.

Non c’è giorno che Google non faccia parlare di sé e delle sue continue “guerre mondiali”. Secondo voi BiG è davvero “colpevole” o è la continua e crescente “paura” degli avversari che porta tutto questo astio?

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