Apple – Android: viaggio di sola andata

30 novembre 2012373 commenti

Si sa quella dell’iPhone e dell’iPad è una vera moda. E’ un dato di fatto indiscutibile ed incontrovertibile evidenziato tanto più dalle vendite da record ottenute da Apple al lancio di ogni singolo prodotto. Però, come dicevamo, è un fenomeno di moda. Ciò vuol dire che spesso l’acquirente si lascia trasportare dall’acquisto comune della massa senza conoscere la bontà del prodotto acquistato. Android, diversamente, non è un prodotto di moda, bensì un prodotto user friendly dedicato agli appassionati di informatica che, oltre a badare all’estetica, mirano molto alla sostanza (basti pensare che i Nexus vengono usati dalla NASA).

Fatta questa breve premessa, dove già si possono evidenziare le prime differenze tra i due sistemi, andiamo ad analizzare come mai chi acquista iPhone o iPad difficilmente decide di abbandonarli, ma una volta effettuato il passaggio ad Android l’operazione diventa assolutamente irreversibile.

L’origine di questo fenomeno, che definiremo “Apple – Android: viaggio di sola andata” si consta di alcuni passaggi fondamentali basati sulla natura dei due progetti l’uno basato su di un sistema operativo proprietario, l’altro basato su di un progetto Open Source (Linux).

Diciamo che questa affermazione ci chiarisce poco, perché non è da sola la soluzione dell’enigma, perché anche un sistema proprietario potrebbe avvicinarsi ad un progetto open source per il volere del produttore. Ma quello che più di tutti influisce nella scelta, è la politica dei produttori.

Apple infatti ha investito molto su iPhone, iPad ed iPod, tanto da riuscire a risollevare le sorti di un’azienda che più volte aveva rischiato lo scatafascio totale.

La politica è stata la loro mossa vincente; infatti chi acquista un prodotto Apple Mobile, ad un prezzo tutt’altro che abbordabile, diventa dipendente da Apple che decide cosa, come e quando i loro utenti possono o non possono fare una determinata cosa. Tutto passa dai loro server (i terminali vanno attivati sui server Apple che ne conservano l’identità) e da quel momento l’attività viene monitorata.

Ora, si badi bene, ad Apple non interessa sapere tanto chi siamo, ma cosa facciamo per potere da una lato rispondere alle nostre esigenze, ma dall’altro anche controllarle. Sicuramente ricorderete la scelta di Apple di non abilitare il Bluetooth al trasferimento dati, di non adottare Adobe Flash per i browser, di non permettere l’accesso alla memoria interna se non tramite iTunes eccetera eccetera. Dunque la condizione principale per essere un utente iPhone ed iPad è non desiderare una totale autonomia, ma essere accondiscendenti alle scelte di Apple.

Fin qui nulla quaestio. Anche perché per molti utenti “inesperti” questo può tornare utile. Non va più bene, però, se a guidare l’acquisto di un terminale è il desiderio di conoscerne le potenzialità, se è la passione per l’informatica e se si ha l’assoluta necessità di libertà di movimento. Ed allora ecco che entra in gioco il nostro amatissimo Android.

Abbiamo imparato a conoscerlo dalle sue origini dove il sistema ha da subito rappresentato la sua identità di sistema libero: Bluetooth assolutamente libero, memoria interna accessibile come se fosse una chiavetta USB, supporto pieno ad Adobe Flash, possibilità di backup dei propri dati ovunque e dovunque, possibilità di interagire con il sistema operativo modificandone l’aspetto e le funzionalità, possibilità di dialogo full range con PC e terminali esterni.

Queste non sono caratteristiche, bensì è la politica di Google: libertà prima di tutto. Certo non pensate che questo non abbia per Google un tornaconto. Infatti Android più di iOS vive di pubblicità. Ma come è giusto che sia, ogni cosa ha un prezzo ed infondo il prezzo da pagare può essere un buon compromesso.

Pensate che spesso quando si chiacchiera con un utilizzatore iPhone o iPad questi descrive il suo terminale come un Dio affascinante ricco di risorse infinite e nascoste. Poi, magari, gli si chiede di inviarti un file (suoneria, immagine, documento) via Bluetooth e ci si sente rispondere: “dammi il tuo indirizzo email”. Cosa? Ma perché me lo devi mandare via email? O peggio, quando s’invia un file ad un iPhone o iPad via email questo non può essere salvato in locale, perché uno spazio per l’utente non è proprio previsto.

Stessa cosa vale per i download da internet. Questo fa sì che il terminale risulta impossibile interfacciarlo direttamente al PC, così come non è possibile estendere la memoria o averne una esterna dove salvare i propri dati. Tali procedure, infatti, devono essere eseguite da iTunes al quale il terminale viene abbinato. Per chi è abituato a vedere ciò che fa, questo è uno dei limiti più grandi. In pratica tutto quello che c’è sul terminale deve essere usato come dice Apple e basta. Salvo poi modificare il terminale, perdere la garanzia ed avventurarsi su un percorso tutt’altro che semplice.

Android non vive di queste arzigogoli ma della natura propria di un sistema libero. Basti pensare che non esistono jeilbreak o altre sorte di procedure di sblocco per l’utilizzo, salvo la possibilità di abilitare i permessi di root (assolutamente facoltativi per un utilizzo più ché normale).

In base all’esperienza raccolta, chi supera l’affascinante effetto moda di iPhone ed iPad, e passa ad Android vivendone in pieno l’esperienza non fa mai ritorno ad Apple e per questo indiscutibile dato statistico che Android non smetterà mai di stupire chi lo ama e lo supporta con spirito di libertà ed assoluta ingegnosità.

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