Grafene: la “plastica” del 21° secolo? [MWC 2017]

28 febbraio 20176 commenti

Dopo il successo ottenuto lo scorso Mobile World Congress, ecco che le tecnologie al Grafene tornano a far parlare di sé anche quest'anno. Abbiamo deciso di andare a visitare la Graphene Experience Zone situata nell'ultima hall della fiera e, ne siamo rimasti affascinati.

CHE COSA è IL GRAFENE?

A cosa serve il Grafene?  “Non lo so. E’ come presentare un pezzo di plastica a un uomo di un secolo fa e chiedergli cosa ci si può fare. Un po’ di tutto, penso” –  Andre Geim, premio Nobel per la Chimica 2010

Se non avete mai sentito parlare di Grafene, vi basti sapere che si tratta di un materiale scoperto (ma teorizzato già precedentemente) quasi per caso da due professori di Cambridge in un venerdì sera passato a giocare con del nastro adesivo ed un pezzo di grafite. Attraverso una procedura di separazione dei frammenti di grafite mediante il nastro, sono riusciti ad ottenere il Grafene.

Modello molecolare del Grafene

Fondamentalmente, oltre al metodo dell’esfoliazione meccanica (il buon vecchio metodo del nastro adesivo) esistono svariate tecniche di produzione del Grafene, che però, a causa della struttura atomica, risulta tuttora piuttosto complesso da realizzare in termini di scalabilità.

CHE COSA POSSIAMO FARCI?

Ciò che più colpisce del Grafene sono le proprietà derivanti dalla sua composizione, in particolare per l’ambito tecnologico, a livello elettrico e termico (ma anche ottico).

Ma non solo: un singolo strato di Grafene è un milione di volte più sottile di un capello umano e dalle cento alle trecento volte più resistente dell’acciaio. In aggiunta è trasparente, flessibile e talmente denso da non permettere nemmeno all’elio di attraversarlo. A partire da queste proprietà l’università di Cambridge ha iniziato a portare avanti alcuni studi ed esperimenti per valutare fino a che punto potesse essere sfruttato il materiale.

Fra i progetti presentati al Mobile World Congress, troviamo sensori in Grafene che possono essere posizionati nella suola delle scarpe per monitorare l’attività, la spesa energetica ed altri valori fondamentali, ma le applicazioni in realtà sono infinite (valutazioni di tipo medico, ad esempio, per quanto riguarda la postura). Tutto questo è possibile grazie al fatto che all’università di Cambridge è stato realizzato il più piccolo transistor con Grafene, fondamentale per le applicazioni tecnologiche.

Anche l’Italia si è impegnata nello studio del Grafene e, difatti, al Mobile World Congress abbiamo avuto la possibilità di incontrare alcuni membri dell’Istituto Italiano di Tecnologia che ha un proprio laboratorio dedicato allo studio del Grafene, con applicazioni sia nelle batterie che nel fotovoltaico e nelle nanotecnologie, nonché in moltissimi altri campi.

Fra i prodotti presentati spicca un casco per motocicli, realizzato in collaborazione con Momodesign: si tratta di un casco in fibra di vetro e Grafene (che ricopre la parte superiore). L’uso del materiale è dovuto alla sua abilità di assorbire gli impatti e distribuirne la forza, permettendo di migliorare la sicurezza di chi lo utilizza e aumentarne la longevità. Non solo, il Grafene permette di dissipare meglio il calore aumentando il confort e quando le temperatura cresce, tende ad avere prestazioni migliori di altri caschi. Attualmente il casco può essere ordinato ad un prezzo che si aggira attorno ai 300€.

In futuro, ci è stato detto, verranno commercializzati sempre più prodotti basati sul Grafene, fra cui accessori e abbigliamenti, grazie alle proprietà di dissipazione del calore e la resistenza intrinseca del materiale.

Infine, uno dei progetti più interessanti è sicuramente quello portato avanti da FlexEnable, azienda specializzata in display OLCD e OLED completamente flessibili.

Alla base del prodotto vi è la scelta di rimpiazzare il vetro ed il silicio con plastica e transistor organici realizzati in Grafene: questo permette non solo di avere un foglio sottile su cui poter andare a stampare i transistor, ma anche di avere un supporto flessibile che può essere utilizzato in maniera ottimale.

Conformable OLCD

Ma non solo, la possibilità di realizzare display così sottili e piccoli può essere sfruttata anche nella sicurezza, ad esempio per scansionare le impronte digitali e permettere l’autenticazione con la propria carta senza dover inserire un pin o un codice, ad esempio per prelevare.

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  • Eosforon Daimon

    Evvai col solito errore del tradurre silicone al posto di silicio… ormai in Italia la gente comincerà davvero a credere che la silicon valley è rinomata per le tette rifatte!

    • sanio

      con tutti i soldi che fanno…ci sarà un affluenza di donne rifatte in cerca di marito😂

    • ops giuro che intendevo silicio.
      giuro.
      spero non lo legga il mio docente di elettronica .-.
      thanks

  • sanio
    • purtroppo questo succede quando le tecnologie sono nuove. Ma i ragazzi della Stanford erano molto carichi per i progetti che stiamo portando avanti. ;)