Animoji: Apple citata in giudizio da Emonster

22 Ottobre 20173 commenti
Una società giapponese possiede il marchio registrato Animoji negli Stati Uniti. Qualche giorno fa ha denunciato Apple per aver utilizzato tale parola per denominarne la nuova funzionalità di iPhone X.

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La società con base a Tokyo, Emonster, ha presentato la causa lo scorso mercoledì alla corte federale degli Stati Uniti. L’azienda ha dichiarato:

Apple ha preso consapevolmente la decisione di rubare il nome per i suoi fini.

facciamo un passo indietro…

Emonster possiede un’app iOS chiamata Animoji, lanciata nel 2014. Questa consente alle persone di inviare emoji animate in un ciclo, come una GIF. L’applicazione richiede all’utente di comporre il messaggio formattato come una linea di codice in Python o Javascript. Per intenderci faccine composte da parentesi e punteggiatura. L’app costa 0,99 $ su iTunes. La funzionalità Animoji di iPhone X consente di trasformare il viso in emoji in movimento utilizzando la tecnologia di riconoscimento facciale di Apple.

Sia ​​l’applicazione Animoji che la funzionalità di iPhone X si trovano sulle piattaforme Apple. Entrambe coinvolgono l’animazione in movimento quindi sarà il tribunale a doversi pronunciare in merito. Secondo la causa, Apple era conoscenza che Emonster era in possesso del marchio Animoji perché l’app era presente da anni nell’Apple Store. Apple presumibilmente ha offerto alla suddetta azienda di acquistare il marchio, ma dopo il rifiuto di quest’ultima ha continuato ad usarne il nome.

Emonster possiede il marchio di Animoji dal 2015. A settembre Apple ha presentato una petizione per annullare la registrazione del marchio, quindi la stessa è in fase di revisione. Apple ha dichiarato che a causa di un errore di archiviazione, Emonster ha intestato il marchio a un’attività inesistente e quindi non può realmente possedere Animoji.

Emonster sta chiedendo una somma di denaro (non meglio specificata) per i danni e un ordine della corte per impedire immediatamente ad Apple di continuare ad usare tale nome. Continueremo a seguire la vicenda per eventuali sviluppi.

3 risposte a “Animoji: Apple citata in giudizio da Emonster”

  1. Saccente ha detto:

    Io vorrei proprio capire cosa ci sta a fare ‘sta notizia di quart’ordine in questo luogo, che manco riguarda la piattaforma Android. Certamente è giusto riportare le notizie più importanti delle altre piattaforme, ma questa decisamente non lo è.
    Invece, la situazione malware su Android è molto più importante, primo perché riguarda Android, secondo perché l’utenza deve sapere che non può fidarsi ciecamente di Google Play:

    I ricercatori di Symantec hanno scovato Android.Sockbot all’interno di “almeno” otto diverse app disponibili sullo store Play, con una base di utenza variabile tra i 600.000 e i 2,6 milioni di dispositivi

    Queste, sono le cose da riportare qui, non le stupidaggini di uno sviluppatore in casa Apple!

  2. Roberto L. ha detto:

    Quì risiede tutto il senso della giustizia: non importa chi “ha ragione” ma piuttosto chi riesce, facendo una corsa ad ostacoli, a evitare leggi e cavilli.
    Da quanto riportate mi sembrerebbe ovvio che apple paghi lo sviluppatore americano che risede in Giappone. Ma se ha commesso un errore nella fase di registrazione perchè non approfittarne? In utlimo a me emoji animoji fa pensare subito a qualcosa di giapponese, dove mi pare hanno iniziato a chiamarle prima così, contrariamente in occidente dove venivano chiamate emotion. Quindi perchè andare a rompere il c..o per accaparrarsi un nome già un uso? Spero diano torto ad apple

  3. sanio ha detto:

    beh allora per lo stesso principio di apple…posso anche io andare i giro con un nokia x music di 15anni fa e dire che denuncio apple.io ho un iPhone x …il vostro è ancora inesistente…non ne avete venduto ancora nessuno e nessun cliente ne possiede uno.?quindi anche il vostro iPhone x è un prodotto inesistente

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