CINA: Scansioni facciali obbligatorie per i nuovi utenti di telefonia mobile

4 Dicembre 2019Nessun commento

Secondo una legge andata in vigore ieri, gli operatori di telecomunicazioni cinesi sono ora tenuti a scansionare i volti delle persone che registrano nuovi telefoni.

L’obbligo della scansione per un riconoscimento facciale, che è iniziato ufficialmente domenica, significa che i clienti devono registrarsi girando la testa e sbattendo le palpebre se vogliono acquistare un nuovo numero di telefono. Il mandato fa parte del piano cinese di inasprire i controlli del cyberspazio e reprimere le frodi.

 

facial recognition

Secondo un rapporto dell’AFP (Agence France-Presse), a settembre è stato pubblicato un avviso sulla modifica da parte del Ministero dell’industria e della tecnologia dell’informazione del paese. Il comunicato affermava che gli operatori di telecomunicazioni dovranno utilizzare “l’intelligenza artificiale ed altri mezzi tecnici” per verificare l‘identità delle persone quando richiedono un nuovo numero telefonico. Inoltre, dichiarava che il ministero continuerà ad “incrementare la supervisione e l’ispezione“.

facial recognition

China Telecom, China Unicom e China Mobile, i tre principali operatori del paese, sono di proprietà statale. Secondo Reuters, al momento non è noto come la legge verrà applicata agli account già in essere.

facial recognition

Il riconoscimento facciale sta guadagnando popolarità in Cina. Il paese ospita Megvii e SenseTime, due delle principali società di riconoscimento facciale al mondo. Supermercati, metropolitane ed aeroporti utilizzano già la tecnologia di riconoscimento facciale. Secondo Reuters, anche Alibaba, la più grande società di e-commerce online, consente alle persone di pagare con la propria faccia in alcune località.

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Entro il 2020, la Cina prevede di assegnare a tutti i suoi 1,4 miliardi di cittadini un punteggio personale, basato sul comportamento, utilizzando il riconoscimento facciale, l‘intelligenza artificiale, occhiali intelligenti e altre tecnologie per monitorare e valutare i propri cittadini. Un piano che ha sollevato numerosi dubbi di privacy tra i funzionari statunitensi, ai quali l’ambasciata cinese non ha ancora dato una risposta.

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