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La settimana scorsa vi ho riportato il pensiero di Steve Wozniak riguardo all’Internet of Things, ed alla sua fase bolla. Se ben ricordate dissi che, almeno per il momento, avrei tralasciato le implicazioni etiche. Ebbene è giunto il momento di tirarle fuori e discuterne assieme faccia faccia come una vera community. Ma partiamo per gradi:
quella cosa misteriosa chiamata “iot”

L’ Internet of Things, altro non è che una connessione su larga scala fra milioni di dispositivi che possono comunicare fra di loro e carpire dalla rete informazioni utili. E’ un semplice concetto, che vede gli oggetti della nostra vita quotidiana, connessi fra loro tramite Internet.
L’ambito non è ristretto ai soli PC, ma sia applica a tutto ciò che può avere un vantaggio nell’avere a disposizione una connettività così grande. Pensate ad oggetti quali, lampadine, frigo, televisori… Potrete comunicare con ogni oggetto, sia che siate nella vostra abitazioni, o che agiate da remoto. Pensate ad un ponte in grado di comunicare quando la sua struttura incomincia a sentire il peso degli anni, o ad una macchina in grado di determinare la posizione di ogni veicolo in circolazione e prevedere le zone di traffico intenso o incidenti. Qualsiasi cosa sarà controllata da remoto tramite il potere “dell’Internet of Things”.
quel che dovete sapere riguardo all’iot
L’ IoT non è a prova di hacking. L’internet dei dispositivi non è affatto sicuro. Sicuramente sarà un problema se qualche malintenzionato riuscisse ad accedere alla vostra rete di dispositivi e “giocare” con le vostre cose. Pensate, ad esempio se riuscisse a controllare la temperatura di casa vostra e settasse i valori a suo piacimento, o se fosse in grado di controllare la vostra auto e dirottarla. Ciò che ora sembra possibile solamente in un film di fantascienza potrebbe, presto o tardi, diventare realtà. Gli “Orwelliani” tentano di forzare la mano proprio su questo aspetto: Si, dovete essere spaventati, una volta abbracciato l’IoT la vostra vita verrà monitorata ed ogni attività sarà registrata.
babele
I dispositivi che sfruttano la connettività dovrebbero adottare standard open. Sono circa 25-30 anni che parliamo di questi standards, ma a che punto siamo giunti? Nonostante io sia un grande fan dell’open source e degli open standards, se volessi osservare il campo da un punto di vista oggettivo, dovrei constatare il fatto che ci sono due o tre aziende che trascinano il mercato (Google, Apple, IBM, Intel…) e una mandria di consumatori che sono costretti a scegliere uno schieramento e sviluppare per un Big o per l’altro. Siamo, purtroppo, di fronte ad una Babele di linguaggi digitali, che ci costringono dentro saldi confini.
infine, i più disfattisti fanno notare che, visto che i veri soldi non derivano dai dispositivi in sé, ma dai big data, se i produttori dessero ai consumatori la possibilità di “scegliere”, non potrebbero controllare i loro comportamenti e, di conseguenza, ottenere dei profitti.
i pro
Dopo questa montagna di pessimismo è necessario elencare anche quelli che sono i pro di questa tipologia di dispositivi. Iniziamo dalle attività “d’ufficio”. Prendete, ad esempio CISCO, la quale controlla più di 300 palazzi sparsi per il mondo, da sole quattro location, comprese la gestione dell’elettricità, dell’ambiente e della sicurezza. L’azienda progetta di arrivare a definire un sistema talmente efficiente da riconoscere l’ingresso in azienda di un dirigente e fare in modo che le luci del suo ufficio si accendano automaticamente e che un ascensore lo venga a prendere.
Più della metà della popolazione mondiale oggi vive nei centri urbani, e quasi due terzi della restante lo faranno entro il 2050, il che significa 2,5 miliardi di abitanti in più nelle metropoli. Questo è uno scenario da incubo per le città di oggi, afflitte, dal traffico, dallo smog, dalla criminalità, dai bidoni della spazzatura traboccanti e dall’illuminazione inefficiente che mangia tra un quarto e la metà dei bilanci energetici. Ma le tecnologie in fase di sperimentazione in questo momento aiuteranno le città del futuro a far fronte alla migrazione incombente.
I semafori, infatti, saranno in grado di monitorare il traffico e determinare la lunghezza delle soste, in base ad ora, presenza di macchine, e mobilità generale. Questo permetterà di ridurre traffico e smog, dato che il 17% del carburate che consumate nelle zone urbane, è sprecato davanti ad un rosso.
A Barcellona, sensori inseriti nei parcheggi, offrono informazioni in tempo reale su posti disponibili o in procinto di liberarsi agli autisti che, grazie ad un’applicazione, potranno essere guidati fino alla posizione corretta. Se la cosa vi sembra insignificante, sappiate che il 30% del traffico si genera a causa di guidatori in cerca di un parcheggio.
Una ricerca di Gartner ha stimato che, per il 2020, ci saranno circa 250 milioni di macchine connesse ad internet per le strade del mondo, la maggior parte delle quali sarà in grado di pilotarsi da sola ( a tal proposito vi invito a farvi un giro sul sito del Vislab di Parma, che da tempo lavora a prototipi di self driving car, con ottimi risultati. Un po’ di propaganda patriottica è d’obblico!) . Inoltre, il fatto di essere autonome e non dipendere da umani, permetterà di ridurre gli incidenti drasticamente. Non solo, ogni macchina saprà la posizione delle automobili vicine e si potranno mantenere distanze maggiormente ristrette, rispetto alle norme attuali. Gli esperti del traffico chiamano questa manovra “platooning“, e stando alle stime, potreste salvare un po’ di quelle ore (circa 90 bilioni di ore totali) che passate inchiodati nel traffico.
Non sono da escludere, poi, le implicazioni mediche che queste tecnologie potrebbero avere. Pensate ad esempio ad un sistema in grado di monitorare i neonati e determinare temperatura, colore della pelle e respiro e nel caso di cambiamenti, il sistema possa avvertire le infermiere. Philips, nota per le sue lampade intelligenti, ha creato un sistema in grado di gestire le medicine di un paziente anziano, ricordandogli che deve prendere una determinata pastiglia ed avvertendo l’infermiera, o un membro della famiglia, che la pastiglia è stata presa correttamente.
Infine per quanto riguarda l’ambito della domotica, è quasi doveroso parlare di Google e Nest, che come ha ribadito il collega Antonio, durante le scorse ore, ha presentato Protect, un nuovo dispositivo che al suo interno nasconde un’ampia gamma di piccoli sensori che gli permetteranno di analizzare facilmente i parametri dell’aria nella nostra abitazione. Assieme a Nest, è uno dei primi dispositivi smart interamente dedicati all’ambito casalingo.
Detto questo, sono molte le domande che rimangono aperte e, almeno per ora, fanno discutere di questo sistema. Chi ha i giusti diritti di accesso ai miei dati? A che proposito? Di chi sono i dati che i dispositivi raccolgono, di mia proprietà o dell’azienda che li ha progettati? E’ giusto che il mio ISP scansioni le mie email per capire quali sono i miei interessi? Può il mio governo, entrare e monitorare ogni singolo istante della mia vita per carpire informazioni e verificare se sono un potenziale terrorista?
Forse un giorno, arriveremo a determinare un sistema in grado di misurare e monitorare con precisione lo stato mentale, la personalità e le disposizioni delle persone. Quale sarà, infine, il limite che ci separerà dal cadere in un futuro distopico quale quello descritto dal celebre Psycho-Pass?



Va bene tutto, basta che le persone che condividono la propria vita non siano le stesse che si lamentano dei controlli NSA
E chi si sente osservato? Io no di certo.
http://www.kaonbox.it/wp-content/uploads/2015/01/ozio.004.jpg
vorrei porre una domanda che mi frulla da un po per la testa, non mi aspetto una risposta, ma vorrei offrire uno spunto di riflessione.
ragioniamo sempre come se la rete fosse una risorsa sempre disponibile ed infinita… non é così… già ora nelle nostre case tra smarttv chromecast smartphone tablet pc console videoludiche tv via satellite… una classica 7Mbit diviene insufficiente, se tra 20 anni ci saranno anche i dati del frigoriferocaldaiaimpiantosolaresensoriscarpeparametribiomedici… impiantoirrigazionesolareparametrimotoreautobiciclettaphon… wereablevotiscuolaconsumiservizi…. e di sicuro ho tralasciato qualcosa. se poi ai dati casalinghi aggiungiamo i dati di ogni semaforolampadafontanellavigilepoliziottocarabinierenegozio… ospedalemunicipioacquedottofognastradatraffico… la quantità di uno e zero é inimmaginabile… che razza di rete serve? basterà la fibra ottica, che comunque in molti ci sognamo.
Potremmo essere mutati in ripetitori di rete, con speciale alto incarico ad amplificatore mobile…. :-( ?
“l’ho sparata grossa” pensando al sistema usato nei ponti radio.
Beh, di dati come testo ecc. non consumano molto! Che consumano sono i flussi video! Se monitori un po’ il consumo di banda ti accorgi che puoi mandar via tanti di quei log da perderti usando pochissima banda!
ho risposto all’altro utente… immagina però che ogni singolo dispostivo fa più comunicazioni e poi in un sistema di miliardi di dispositivi , un granello di sabbia é insignificante… ma sommato agli altri…
Un pacchetto dati di una “thing” si limita a dire “tutto bene”, “mi serve assistenza tecnica”, “temperatura regolare”, cose così, e comunica solo quando serve. Un solo utente di youporn consuma mille volte più banda in cinque minuti di quanto ne possa servire ad una intera casa automatizzata per un anno.
si ma gli effetti si sommano… quante centrali energetiche ci vogliono per alimentare tutti i led di standby nel mondo?
Esempio sbagliato, i “led di standby” (in effetti, tutta l’apparecchiatura in standby, non solo il led) consumano tanto perché sono accesi 24 ore su 24. Un termostato ha bisogno di inviare un messaggio, durata qualche centesimo di secondo, solo quando succede qualcosa, in questo caso quando cambia la temperatura. Ci potranno essere in più dei pacchetti di controllo, per vedere che tutto sia a posto, ma anche qui parliamo di pochissima roba.
La grande verità è che l’informazione che conta spesso è nell ordine del kb massimo massimo. Un segnale di acceso spento alla fine è un bit ocn un po di roba di contorno
vero… ma tu moltiplicalo per miliardi di dispositivi, e poi al pacchetto di dati devi sommare il traffico indotto dal protocollo, la rchiesta di linea ed il rilascio della stessa.
Ma se non ho capito male parlavi in una realtà domestica, e su una banda di anche 7mbps è roba da nulla, anche moltiplicata per 20 dispositivi, considerando poi che certe informazioni saranno inviate su richiesta, mica in pooling continuo, non è cosi rilevante, siamo sopravvissuti all esplosione dei social network con circa la stessa banda a disposizione, figuriamoci cosa ci fa l’impianto di irrigazione che ci informa ogni tanto(o su richiesta) del suo stato.
e ma se miliardi di dispostivi “parlano” contemporaneamente le probabilità che i pacchetti non vengano recapitati aumenta, e quindi il protocollo rinnova la richiesya di invio… la progressione non é lineare ma geometrica, e come dire che un milone di biciclette in più non ha impatto sul traffico di una città perché tanti le strade sono pensate per gli autoveicoli…. ora io non voglio aver ragione a tutti icosti, la domanda era… qualcuno ha fatto una simulazione seria? dire no o si a priori é inutile.
Certo, sulla totalità dei dispositivi ci sarà un grande incremento, sui mbps l’incremento è poco o niente!!!
bhe no… gli indirizzi ipv4 non sono più sufficienti… proprio senza conseguenza non direi… anche se poi la domanda è nata sul flusso e non sugli indirizzi, ma é solo per dire che delle conseguenze ci sono sempre… il riferimento è alla rete casalinga , perché già ora senza internet delle cose, quando mio figlio gioca con xbox a fofa 15 online la rete per gli altri servizi é stralenta, non ti parlo di servizi di streaming ma la consultazione di una semplice pagina statica, il problema é già presente ora… figurarsi in uno scenario di cui all’articolo.
Per questo ci sono gli ipv6
più che altro ad alcuni dispositivi dovrebbe essere concesso la possibilità di limitare la connessione, già oggi per esempio non posso spegnere la connessione della smart tv, comunque sicuramente l’infrastruttura deve migliorare ma a questo punto viene spontaneo chiedersi come? io sono ancora convinto che il salto nel futuro, la prossima rivoluzione, arriverà con il grafene quando sarà prodotto in massa.
Sarebbe?
Osservazione legittima, che si basa peraltro sullo stato attuale delle cose. Ma ogni progresso porta nuovi colli di bottiglia, che con un progresso ulteriore solitamente vengono risolti, talvolta al prezzo dell’abbandono di quella tecnologia che ne soffre in favore di un’altra che ne è esente.
Nel concreto della tua osservazione, la nuova tecnologia viene inizialmente fruita soltanto da coloro che hanno i mezzi economici per permettersela; gli stessi che non avranno problemi a potenziare la loro disponibilità di banda…
Dimenticavo: sogniamo, caro Golfirio, con la i, a meno che tu non sia di Roma…
pensa te… io sono di roma… ma é una zona estremamente periferica e scarsamente popolata… sono solo tre anni che é arrivata la 7 Mb, ma é proprio la mia zona che é un buco nero, altre borgate ancora più periferiche sono cablate in fibra da fastweb.
Sappi che il problema riguarda solo l’Italia.
Io vivo in Svizzera e diapongo di una connessione intermedia a fibra ottica (125 Mbps). È disponibile la 250 e solo a Berna la 500 Mbps. Qui ti danno GRATIS la 2Mbps. Immagino che in Sudcorea e Stati Uniti sia la stessa cosa, quindi il mondo sarebbe pronto e attrezzato per questo flusso di bit, è l’Italia che deve aggiornarsi se non vuole rimanere indietro (il che non è una brutta cosa visto che questo iot mi spaventa a morte).
Mi sembra l’incipit di Person of Interest.
Tante comodità potrebbero alla fine verificare quanto detto nel 1984. L’unica cosa certa è che questi sistemi saranno protetti nel modo più assoluto, si spera. Per quanto riguarda i governi, di certo silenziosamente controllano già i nostri dati.
ti dirò, mi sembrva che fosse più coerente con la trama di psycho pass, ho trovato più rimandi con quella storia su più fonti… poi c’è sempre 1984 :D
Dipingi uno scenario da brivido caro zoff,spero che ti stia sbagliando e spero che la scelta ultima di partecipare o meno a questo sistema rimanga in mano al singolo individuo.
beh il finale distopico ci stava troppo ;)
Avranno anche dei vantaggi, ma le auto che guidano da sole no e poi no par piasèr, la macchina deve ancora fare quel che dico IO.
Io non sono uno di quei fatalisti che gridano “ci controlleranno tutti” ma leggendo questo articolo non ho potuto fare a meno di pensare a quel film trash con Bruce Willis dove gli umani se ne stanno in casa su una poltrona con un casco in testa che telecomanda un replicante che esce a vivere al posto loro! ;-)
Mi sembra un futuro assai lontano… Aspettiamo e pretendiamo innanzitutto quel tipo di connessione su tutti i dispositivi elettronici… Poi vediamo..
Se imparassimo ad abbandonare i combustibili fossili o, meglio, il trasporto privato tout-court a favore del servizio pubblico o di sistemi di bike/ecar sharing?
Dal prossimo decennio importanti città nordeuropee saranno vietate al traffico privato, noi siamo così ancorati al vetusto concetto di automobile da non poterne fare a meno?
Se tutto questo sarà vero, intanto davvero un ottimo articolo molto dettagliato :), soprattutto per le auto eviteranno qualsiasi incidente, e già è una cosa davvero splendida!!
La tecnologia consente di far avere a tutti quello che prima era a vantaggio di pochi, facendo svolgere alle macchine quello che prima era il lavoro di un uomo. Se fino ad oggi la sostituzione è stata soprattutto per il lavoro fisico, tra qualche tempo interesserà anche gli altri lavori, e non ci vedo niente di sbagliato in questo. Ad esempio, mio nonno aveva molta meno privacy di me, ma io non è che stia molto meglio di lui. Io mi faccio la barba da solo e non lo sa nessuno, lui andava dal barbiere e lo sapevano tutti. Io guido la mia auto per i fatti miei e nessuno sa dove sono andato, mio nonno si faceva portare dall’autista e lui doveva necessariamente sapere dove guidarlo. Io cucino da solo e nessuno sa cosa e quanto mangio, lui aveva la cuoca e la domestica che sapevano tutto e potevano così fare la spesa secondo i suoi gusti. Anche per il denaro, io devo avere il contante o qualcosa che dimostri che posso pagare, lui poteva entrare in qualunque negozio del paese, lo conoscevano tutti, e dire “segnate che passo domani”. Se l’internet delle cose sarà in grado di portarmi alcuni dei vantaggi che aveva mio nonno a scapito della privacy, ben venga. L’importante è che io possa controllare chi controlla i miei dati, ed averne fiducia. Ad esempio mio nonno poteva benissimo chiedere al suo autista di accompagnarlo dall’amante, senza aver paura che lo venisse a sapere mia nonna, mentre invece io devo stare attento a cosa cerco su Google, perchè poi compare la pubblicità mirata nel momento meno opportuno…
Per il potere di Internet of Things convoco a me 10 donne dai facili costumi.