Google, I dispositivi android con Root contengono il doppio del malware

5 Aprile 2015128 commenti

Il mondo del modding, da sempre parallelo a quello standard di Android ma costantemente al centro dell'attenzione e, a volte, anche dalla critica. Secondo un report Google, i dispositivi con permessi di Root contengono un quantitativo potenziale di malware doppio rispetto ai modelli 'stock'

Questa volta è Google stessa a stilare le informazioni in oggetto di discussione in questo articolo. Un proprio recente report, disponibile a questo indirizzo, ha infatti messo a confronto le varie configurazioni disponibili per i propri dispositivi Android.

Come è possibile notare anche dai grafici seguenti, il livello di malware (PHA – Potentially Harmful App) presente negli smartphone senza permessi di root e che contengono al proprio interno solo applicazioni scaricate dal Google Play Store è estremamente basso, quantificabile, infatti, intorno allo 0.1%. Un valore che sale nettamente per quei dispositivi in cui sono presenti anche app prelevate da market di terze parti, differenti, quindi, dalla strada ufficiale di Google.Android malwareNon è finita qui, la percentuale aumenta ancora, anzi raddoppia, se il cellulare in esame risulta munito anche di accesso ai diritti di amministratore, ovvero i cosiddetti permessi di root. In questa configurazione, il livello potenziale di PHA risulta costante sopra il target dell’1% e, in certi punti, si avvicina anche all’1.5%.

Secondo Google, il vero problema non è propriamente il malware. Infatti, nel 2014% meno dell’1% dei dispositivi era affetto da ‘virus’, un numero sostanzialmente basso se visto in una scala da 1 a 100, ma ugualmente importante se consideriamo anche la diffusione del sistema operativo Android al giorno d’oggi, sotto questa ottica rappresenta, di fatto, una significativa fetta composta da diversi milioni di dispositivi.

Gli utenti che ‘rootano’  il proprio dispositivo contribuiscono ad aumentare il livello di PHA all’interno dei propri dispositivi, aprendo le porte, quindi, ad eventuale spyware, ransomware ed sms-malware che si trovano in grado di agire all’interno di un campo d’azione ben più agevole rispetto a quello presente nei dispositivi di fabbrica.

Con il proprio report, Google non ha di certo voluto creare alcuna forma di allarmismo all’interno dei propri clienti, bensì ha semplicemente pensato di consigliare loro ancora una volta di prestare molta attenzione alle applicazioni che essi scaricano nei propri dispositivi, alla loro provenienza e, soprattutto, ai permessi che queste richiedono in fase di installazione.

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