Huawei P20 Pro: tre è il numero perfetto | Recensione

13 giugno 201822 commenti

E’ stato annunciato ormai un po’ di tempo fa, ma forse non ci sarà mai un momento “perfetto” per poterlo recensire per davvero, Huawei P20 Pro ha stupito e continua a stupire giorno dopo giorno con la sua tripla fotocamera marchiata Leica che si piazza in cima a qualsiasi classifica. Tuttavia, dopo diverse settimane di utilizzo, è giunto il momento di tirare le somme per davvero.

Unboxing

 

All’interno della confezione di vendita di Huawei P20 Pro troviamo un alimentatore SuperCharge da 5V/4.5A, un cavo USB C/USB e, in assenza di uscita jack, un paio di auricolari USB Type C in classico stile Apple Huawei che abbiamo apprezzato, pur preferendo (ma è un fatto personale) le in-ear. Assente una custodia protettiva al contrario degli scorsi P10 e Mate 10 Pro.

Dispositivo

Huawei P20 Pro è uno smartphone completamente nuovo rispetto ai precedenti della casa cinese, non si tratta ne di un’evoluzione di P10 ne di una versione più piccola della serie Mate pur ereditando da quest’ultimo l’intelligenza artificiale e alcune funzionalità già rodate nel corso degli ultimi mesi. Il design è completamente rinnovato: troviamo ora un corpo in alluminio (cromato in tutte le colorazioni tranne la nera) con profilo leggermente bombato che aiuta a fornire un’ottima presa nonostante le dimensioni complessive siano generose; parliamo infatti di 155 x 73.9 x 7.8 mm in un totale di 180g. Tale peso è dovuto al fatto che anche per la parte posteriore, dove risiedono le maggiori novità di questo smartphone, si è optato per il vetro. Tuttavia l’ottimo bilanciamento del peso che si è ottenuto unito alla qualità costruttiva, garantisce un’ottima comodità nell’utilizzo quotidiano e, ultimo ma non per importanza, offre la certificazione IP67 che lo rende impermeabile fino ad un metro di profondità.

La cornice in alluminio è interrotta nella parte inferiore per far posto alla porta USB di tipo C al centro tra microfono e speaker principale. Si parla di principale poiché la capsula auricolare, posta anteriormente all’interno dell’area “notch”, funge da secondo speaker frontale per i toni più alti offrendo un’effetto stereo molto apprezzabile; nella parte bassa rimane (o torna) il tasto home che integra il velocissimo lettore biometrico. Se ne sono dette tante su questa scelta di inserire la famigerata “tacca” (così Huawei chiama il/la notch) contestualmente al pulsante fisico/soft-touch ma onestamente a me non dispiace. Preferisco ancora, almeno su Huawei – per questioni software che vedremo più avanti – avere lo sblocco con l’impronta sul fronte piuttosto che sul retro. Tuttavia, è innegabile il fatto che avendo lasciato il tasto frontale, si vada ad avere un’area intorno ad esso completamente inutilizzata che va in contrasto con la diffusa idea di “utilizzare tutto lo spazio possibile per il display” (ci vorrebbe un notch anche sotto – ndr).

Superiormente è presente poi la porta IR e il secondo microfono. Sul lato destro si trovano poi bilanciere del volume e pulsante di accensione con un particolare “taglio” rosso già visto su P10. A sinistra, lo slot per le due Nano SIM 4G: scomparsa l’espansione di memoria.

Tornando al retro, parte principale di questo P20 Pro come anticipato ci imbattiamo immediatamente nel vetro posteriore che può essere anche scelto in colorazione Twilight che sfumerà tra l’azzurro/blu e il viola a seconda dell’inclinazione e dalla luce: forse è un azzardo, ma il risultato è “wow”. Nel nostro caso abbiamo avuto modo di provare la versione blu che, pur non avendo variazioni significative di colore, risponde in modo differente in base all’illuminazione donando comunque un tocco particolare allo smartphone.

Colori a parte, la chiave di tutto sta nelle tre fotocamere poste in verticale. Troviamo raggruppate le due lenti da 8 MP Telephoto e 40 MP RGB. Più sotto, su un livello leggermente inferiore, spunta la classica 20 MP Monocromatica. Probabilmente in Huawei hanno pensato tutti i modi possibili per incastonare ben tre fotocamere su uno smartphone ritenendo che questa soluzione fosse la migliore: personalmente trovo un po’ strano l’aver messo due obiettivi su un piano e il terzo “a se”, ma probabilmente non avrei saputo fare di meglio. Più in basso il flash dual-tone.

Riparabilità

Spesso ci piace capire di più sull’hardware degli smartphone che recensiamo e soprattutto quanto sarebbe difficili ripararli in base alla loro costituzione. Chi dunque meglio di iFixit può dircelo? Di seguito alcune informazioni prese dal teardown ufficiale che trovate, in Italiano, a questo link.

In assenza di viti esterne, l’unico modo per aprire P20 Pro è usare un paio di ventose e un plettro, non è nemmeno necessario scaldarlo.

Si arriva piuttosto facilmente a rimuovere il vetro posteriore che potrebbe dunque essere più resistente di quanto non pensiamo; in ogni caso con un po’ di pazienza dovrebbe essere rimovibile senza essere rotto.

Al di sotto resta qualche connettore da scollegare, l’autofocus laser è stato montato sulla cover e non sul telefono; ignoriamo il motivo. La batteria è rimovibile abbastanza facilmente, anche qui senza necessariamente scaldare la colla.

Le tre fotocamere posteriori sono collegate con due soli connettori: la fotocamera principale e quella monocromatica condividono una porta, mentre la fotocamera a teleobiettivo ne ha una tutta per sé. Ufficialmente, solo la piccola fotocamera a teleobiettivo da 8 MP dispone di hardware OIS (Stabilizzazione Ottica Immagine), tuttavia stando a quanto detto dai tecnici di iFixit, tutti gli obiettivi sembrerebbero esserne dotati.

La composizione del sottoscocca è ben fatta, in alto la scheda madre, al centro la batteria che occupa tutta la larghezza dello smartphone e sotto una piccola scheda contenente principalmente porta USB C e speaker.

Passando al display, troviamo ovviamente vetro e pannello AMOLED incollati assieme ma ugualmente “scomponibili” scaldandoli e facendo molta attenzione. Oltre al rischio di rompere il vetro, abbiamo anche l’intrusione di alcuni cavi che potrebbero tagliarsi.

Il risultato finale dato da iFixit è una riparabilità di 4 su 10 dove vengono indicati come punti critici la presenza di vetro anteriore e posteriore e la presenza di vari strati di adesivo per riparare il display. La batteria non è rimovibile dunque non certo facilmente riparabile, ma è comunque fattibile seppur ci sia da smontare la cover in vetro sul retro.

Specifiche Tecniche

Rete
Tecnologia GSM / HSPA / LTE
Dispositivo
Dimensioni 155 x 73.9 x 7.8 mm
Peso 180 g (6.35 oz)
Build Retro anteriore/posteriore, corpo in alluminio
SIM Dual SIM
Certificazione IP67
Display
Tipo AMOLED
Dimensione 6.1″ (~82.0% screen-to-body ratio)
Risoluzione 1080 x 2240 pixel 18.7:9 ratio (408 ppi)
Piattaforma
OS Android 8.1 (Oreo) con EMUI 8.1
Chipset Hisilicon Kirin 970
CPU Octa-core (4×2.4 GHz Cortex-A73 & 4×1.8 GHz Cortex-A53)
GPU Mali-G72 MP12
Memoria
SD No
Interna 128 GB, 6 GB RAM
Camera
Primaria 40 MP (f/1.8, 27mm, 1/1.7″) + 20 MP B/W (f/1.6, 27mm) + 8 MP (f/2.4, 80mm), OIS, lenti leica, zoom ottico 3x, phase detection, autofocus laser, flash LED
Video 2160p@30fps, 1080p@30/60fps, 720p@960fps
Secondaria 24 MP (f/2.0, 26mm)
Batteria
Non rimovibile da 4000 mAh

Display

Per P20 Pro, Huawei ha optato per un nuovo Display FullView da 6.1 pollici OLED in formato 18.7:9 che offre una risoluzione FullHD+ da 2244 x 1080 pixel: inutile spingersi sul QHD quando l’occhio umano non è in grado di distinguerlo: in questo modo si ottiene un risparmio di costi e di energia (che può essere ulteriormente risparmiata se, dalle impostazioni, abbassiamo la risoluzione a HD+). Degno di nota anche il supporto all’HDR10.

Questo nuovo display rasenta la perfezione: è uno dei pochi AMOLED che non carica troppo i colori scaldandoli eccessivamente e dunque falsandoli, i neri sono molto profondi e sia l’angolo di visuale che la luminosità sono ottimi. Buona anche la visibilità sotto la luce del Sole quando il display aumenta automaticamente il contrasto migliorando ulteriormente la leggibilità.
Ebbene, c’era un’unica cosa che proprio non doveva essere copiata da iPhone X: il notch. Tuttavia, anche Huawei come altri produttori l’hanno ormai adottato (o adottata, non è ancora chiaro se sia maschio o femmina – ndr), tant’è che Google nella prossima release Android P ha previsto il supporto nativo. Mettiamoci l’anima in pace dunque, per alcuni anni la famigerata tacca sarà parte integrante dei nostri smartphone top di gamma e non solo: starà ai produttori decidere come implementarla.

In questo caso parliamo ovviamente di Huawei che ha optato per una tacca decisamente più piccola rispetto a quella utilizzata da Apple nel suo top di gamma incorporando nella parte nera fotocamera, speaker e LED di notifica. Trattandosi di un display OLED che dunque spegne i LED nel caso debba riprodurre il colore nero, la casa cinese ha ben pensato di offrire all’utente la possibilità di rimuovere via software la tacca colorando di nero l’area laterale che la circonda: in questo modo si otterrà un normalissimo display con la barra delle notifiche sempre di colore nero.

Su Huawei P20 Pro la tacca è un piccolo rettangolo con angoli arrotondati da circa 1.5 cm di larghezza e 0.5 di altezza che si va a fondere con la cornice nera in vetro del display. Personalmente ho deciso di tenerla attiva e devo dire che non da nessun fastidio, anzi: tutte le applicazioni – o quasi – ignorano la presenza del notch e non ne fanno uso. Anche durante la riproduzione di un video su YouTube, lo schermo diventa un semplice rettangolo come se non ci fosse nessuna tacca. Al momento l’unica app ad avere qualche “disturbo” è Instagram durante la visualizzazione delle stories, direi una cosa decisamente di poco conto.

fotocamera

Huawei P20 Pro ha la migliore e più avanzata fotocamera mai vista su uno smartphone. L’intero comparto fotografico è composto da 3 lenti – realizzate grazie a quella ormai si può definire storica collaborazione con Leica – e tanta Intelligenza Artificiale “erogata” dalla Neural Processing Unit (NPU) del processore Kirin 970, lo stesso di Mate 10 Pro.

Ho scattato quasi 2000 foto in questi due mesi e, posso dirlo, mi sono proprio goduto ogni scatto sia esso un panorama, un animale, un ritratto, un prato o un piatto di pasta. Le combinazioni possibili sono veramente tante e in ognuna di esse questo P20 Pro è riuscito a stupirmi.

Il complesso sistema di fotocamere messo in piedi da Huawei merita comunque un doveroso approfondimento dal punto di visa hardware.

Il punto di forza del comparto fotografico di Huawei P20 Pro è senz’altro l’obiettivo RGB da 40 MP dotato di un enorme sensore da 1/1.7”: il più grande mai prodotto per uno smartphone.
Tale sensore è caratterizzato da quello che è stato definito filtro Quad Bayer. I sensori delle fotocamere sono dotati di pixel che – pur condividendone il nome – non hanno nulla a che vedere con i pixel dei display. Non hanno infatti subpixel di nessun tipo, al loro posto – davanti ad ogni pixel – è posizionato un filtro di uno dei colori primari (RGB – Red, Green, Blue -> Rosso, Verde, Blu). In questo modo ogni pixel riceve informazioni circa uno solo dei tre colori.

Passo indietro: Il tipico filtro Bayer (non quad) è una disposizione a mosaico che possiede il doppio dei pixel verdi rispetto al rosso o del blu (questo perché per qualche motivo l’occhio umano è più sensibile al verde). Ciò significa che una fotocamera da 12 MP è dotata di 6 milioni di pixel verdi, 3 milioni di pixel blu e 3 milioni di pixel rossi. Il risultato finale è comunque una foto equilibrata (altrimenti vedremo tutto verde) grazie a calcoli matematici e interpolazioni varie.

In una disposizione Quad Bayer, quattro pixel raggruppati in un quadrato condividono lo stesso filtro.

Ogni pixel ha ancora i vicini degli altri due colori primari, ma non tutti contengono le informazioni necessarie. Il risultato complessivo non è dunque così preciso nel senso che si ottengono meno dettagli rispetto a un sensore tradizionale da 40 MP con un normale filtro Bayer.


Il sensore su P20 Pro funziona come se ci fossero due sensori interconnessi tra loro. Ciò consente a entrambi i “sensori” (ancora?) di scattare una foto dello stesso soggetto ma a esposizioni diverse, che possono quindi essere fuse per realizzare una foto in HDR.

Gli altri smartphone scattano due foto (una sottoesposta e una sovraesposta) con due diversi tempi di esposizione, perciò i tempi sia manuali che di elaborazione aumentano di gran lunga senza contare che i soggetti inquadrati in quel momento potrebbero muoversi (e senza Intelligenza Artificiale risulterebbe difficile ovviare a questo). Tuttavia la fotocamera di Huawei P20 Pro scatta entrambe le foto contemporaneamente riducendo dunque drasticamente i tempi (si attende solo il tempo di esposizione più lungo tra i due).

Huawei consiglia dunque di scattare a 10 Megapixel anziché a 40: in questo modo si possono anche sfruttare zoom, modalità HDR e modalità ritratto. Non sempre maggiori megapixel significano migliori foto: è giusto pensare che una foto da 40 MP offra maggiori dettagli, ma su un P20 Pro dotato di un sensore telescopico da 8 Megapixel con lunghezza focale di 80 mm, i dettagli si guardano zoomando.

Tale sensore consente di realizzare uno zoom ottico di 3x che raggiunge i 5x interpolandosi con il sensore RGB da 40MP. In questo secondo caso ovviamente c’è una perdita di qualità, ma di gran lunga inferiore a qualsiasi altro smartphone prodotto ad oggi.

La terza fotocamera ha un sensore monocromatico (bianco e nero) da 20 Megapixel che cattura un’enorme quantità di luce in quanto sprovvista di qualsivoglia filtro Bayer non dovendo catturare colori.

Questo sensore ha la stessa lunghezza focale del principale da 40 MP (27 mm) ed è posizionato sotto ad esso (in realtà di fianco, perché le foto si fanno con lo smartphone orizzontale), questo consente alle due fotocamere di avere praticamente la stessa visione dell’immagine (qualche differenza di prospettiva c’è ovviamente, non sono sovrapposte), e di combinare dunque il meglio di ciascun obiettivo: la luce del monocromatico con i colori e i dettagli del RGB per ottenere un risultato mai visto prima su un telefono.

Parlando di ISO, Huawei P20 Pro è il primo smartphone a raggiungere un livello ISO paragonabile alle Reflex più famose (e costose) in commercio: si parla di 102.400.

Ovviamente un ISO maggiore comporta un rumore digitale molto maggiore nello scatto, dunque per fare scatti notturni è preferibile aumentare i tempi di esposizione e qui entra in funzione la strepitosa stabilizzazione (ottica sui sensori RGB e Tele) pilotata dall’Intelligenza Artificiale. Huawei P20 Pro è in grado di scattare foto in notturna con esposizione fino a 8 secondi (nei nostri test siamo arrivati ad un massimo di 6) senza necessità di utilizzare un treppiede: l’immagine è immobile.

E’ difficile mostrarvi i risultati ma abbiamo fatto prove al limite dell’impensabile per testare la coppia zoom/stabilizzazione e ogni volta terminavamo con un “wow”. Immaginate, ad esempio, di essere in macchina e di puntare uno zoom a 5X su un auto che procede lontano davanti a voi. Anche se cercate di essere il più fermi possibile, le imperfezioni dell’asfalto, le curve e le vibrazioni farebbero comunque oscillare eccessivamente il telefono per ottenere uno scatto perfetto. Ecco, non con P20 Pro. Appena aperta la fotocamera, dopo pochi istanti l’obiettivo aggancia letteralmente il soggetto che vogliamo fotografare e non lo molla anche in caso di movimenti bruschi.

Passando alla fotocamera frontale non si rimane così soddisfatti come ci si aspetterebbe, è come se Huawei avesse concentrato tutte le forze sulle tre posteriori tralasciando i selfie. Nulla di grave, sia chiaro, ma la camera anteriore tende ad impallidire e sfocare molto i soggetti, oltre il dovuto.

L’intelligenza Artificiale: amico o nemico?
Non sono l’unico ad averlo notato: a volte l’IA di Huawei risulta invasiva nel suo operare, mi spiego meglio: inquadro una pianta o un prato dove il colore predominante è il verde e scatto. Il risultato è una foto dove vengono accentuale le tonalità di verde; stessa cosa accade per il cielo o il mare. Il risultato è comunque molto bello, scenico e d’impatto, ma se si va ad analizzare la foto confrontandola con una senza Intelligenza Artificiale, un occhio un po’ più critico nota subito che la realtà è un attimo falsata. Huawei ha comunque messo in chiaro da subito l’obiettivo: dare al cliente uno smartphone “punta e scatta” e non si può certo dire che non ci sia riuscita. Qualsiasi soggetto/oggetto/scenario venga inquadrato, viene immediatamente riconosciuto (con notifica a video) e vengono impostati in automatico i migliori parametri per uno scatto ottimale: minimo sforzo, massima resa. Insomma, brava Huawei!

Di seguito alcuni sample fotografici divisi per “categoria”. I primi sono normali scatti.

Foto con lente in bianco e nero.

Foto notturne.

Foto con diverso zoom sfruttando le diverse lenti.

Infine un confronto di due scatti uguali con (sinistra) o e senza (destra) Intelligenza Artificiale.

Trovate tutte le foto a risoluzione originale sulla nostra galleria di Google+.

Video

Se parlando di foto si ha indubbiamente un effetto “wow”, non possiamo dire altrettanto passando al comparto video. Huawei ha forse sempre considerato poco importante il discorso video ma su questo P20 pro con l’introduzione di addirittura tre fotocamere speravamo di avere finalmente qualcosa non tanto “In più” ma almeno che si equiparasse con la concorrenza. Purtroppo così non è stato: i video sono stabilizzati solo in 1080p a 30fps, dai 60fps (!!!) in su (4K incluso) perdiamo completamente la tanto decantata (e sbalorditiva sulle foto) stabilizzazione elettronica. Tutto ciò fa storcere molto il naso, la stabilizzazione in Full HD a 60fps è il minimo sindacale per un top di gamma nel 2018. Ricordiamo che alcuni smartphone concorrenti stabilizzano addirittura il 4K a 60 fps.

Interfaccia

L’applicazione fotocamera è stata ridisegnata per consentire all’utente di passare da una modalità di scatto ad un’altra nel minor tempo possibile. Tenendo lo smartphone in posizione verticale, nella parte inferiore troviamo l’accesso alla galleria, il pulsante scatta/registra e l’icona per passare dalla camera posteriore a quella anteriore. Nel livello superiore è stato introdotto un “carosello” contenente le principali modalità: Apertura, Notte, Ritratto, Foto, Video, Pro e infine Altro dove troviamo Slow Motion, Panorama, Bianco e Nero, HDR e altro ancora. Non è tuttavia possibile disattivare “con un tocco” l’Intelligenza Artificiale.

Software

Huawei P20 Pro monta ovviamente Android 8.0 Oreo personalizzato con l’interfaccia utente proprietaria di Huawei EMUI che raggiunge la versione 8.1. Il software gira davvero bene, non ci sono rallentamenti o impuntamenti ed è tutto molto intuitivo; tuttavia i vecchi problemi che ci sono sempre stati o le mancanze rispetto allo standard Android restano nonostante migliaia di utenti facciano espressamente richiesta da anni tramite forum vari e social network: a quanto pare a Huawei non importa.

Un esempio in particolare è la schermata di blocco, nel mio utilizzo quotidiano sono solito attivare il display, guardare le notifiche, espanderle con un dito per visualizzare la versione “estesa” (o semplicemente leggere da chi arrivano i messaggi di Whatsapp se riguardano più di una chat) e poi aprire o non aprire a seconda. Sugli smartphone Huawei questo non è mai stato possibile fino al lancio di P20 Pro dove con mio immenso stupore potevo finalmente fare lo “swipe” per espandere le notifiche anche se lo smartphone era bloccato. Dopo alcune settimane tuttavia un aggiornamento software ha riportato tutto a come è sempre stato, niente più possibilità di interagire con le notifiche nella schermata di blocco. Ho consultato alcuni forum esteri e pare che Huawei abbia considerato il fatto che fosse possibile espandere le notifiche nella lockscreen un “bug” e che l’abbia “risolto” così. Che dire.

Altro problema che resta è l’interazione con lo sblocco vocale con il comando “OK Google”, lo schermo si attiva ma comunicando sempre “Sblocco vocale in pausa” richiedendo dunque il PIN o un altro metodo di sblocco. Una delle novità in questo campo è lo sblocco facciale che è veramente molto rapido e preciso pur essendo 2D e utilizzando solamente la fotocamera frontale senza sensori accessori.

Permane inoltre qualche incompatibilità con Wear OS (un po’ a tratti a dire la verità) e qualche problema con le notifiche che su alcune app, pur essendo abilitate, faticano ad arrivare.

Con l’ultimo aggiornamento rilasciato poco più di una settimana fa abbiamo con piacere ricevuto l’abilitazione a Google Smart Lock che ci consente di mantenere il nostro dispositivo sbloccato per esempio quando siamo a casa o quando lo abbiamo collegato ad un dispositivo bluetooth. Viene finalmente abilitato inoltre lo sblocco vocale tramite il comando “OK Google” che fino ad ora attivata si lo smartphone ma lasciando il messaggio “Sblocco vocale in pausa” e costringendoci ad utilizzare il PIN.

Come anticipato restano dunque i soliti “problemi” se così si possono chiamare su sblocco e notifiche su cui Huawei continua a non lavorare..speriamo in una EMUI 9 ricca di sorprese.

Batteria

Come il processore, anche la batteria è la stessa che abbiamo già visto e apprezzato lo scorso autunno su Mate 10 Pro e questa accoppiata è assolutamente vincente. Vuoi per l’ottimizzazione software/hardare, vuoi per la capacità che raggiunge ben 4000 mAh e aggiungiamo anche l’intervento dell’Intelligenza Artificiale che, stando a quanto dichiarato da Huawei, non manca nemmeno in questo frangente, questo P20 Pro ci consente di arrivare fino a fine giornata senza mai preoccuparsi di dover ricaricare la batteria superando le 5 ore e mezza di schermo acceso. In caso di necessità possiamo comunque contare su un alimentatore SuperCharge da 5V/4.5A che offre una ricarica veramente rapida tramite USB C.

Conclusioni

Giunti alla fine di questa lunghissima recensione, è bene tirare le somme. Huawei P20 Pro è senza dubbio lo smartphone che più ha sorpreso in questa prima parte del 2018 e detiene il primato come miglior comparto fotografico indiscusso. L’innovativa tripla fotocamera pensata di Huawei e Leica fa veramente l’impensabile per essere uno smartphone e siamo rimasti molto sorpresi dai risultati ottenuti. Male invece i video, come detto, troppo poco stabilizzare solo fino al FHD 30fps.

Ottima la scelta dei materiali, la costruzione, la batteria e l’hardware in generale. Buona l’implementazione del “notch” nonostante a qualcuno non abbia convinto l’abbinamento sul fronte con il sensore biometrico.

Software in linea con i precedenti modelli degli scorsi anni: va e va anche bene, ma è ora di una bella rinfrescata con nuovo design, nuove icone e “più Android” (nonostante i recenti rumor parlino di un abbandono di Android da parte di Huawei – ndr).

Huawei P20 Pro è disponibile nelle colorazioni Black, Midnight Blue e Twilight al prezzo (ufficiale) di 899€ con 6GB di RAM e 128GB di Memoria interna. Ovviamente il prezzo online è già calato di alcune centinaia di euro.

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